Un pigmento preistorico per una sonda spaziale

Concetto artistico della sonda spaziale Solar Orbiter durante la sua missione (Immagine ESA/AOES)
Concetto artistico della sonda spaziale Solar Orbiter durante la sua missione (Immagine ESA/AOES)

Il nero di ossa, un pigmento nero già utilizzato oltre 30.000 anni fa nelle pitture rupestri verrà utilizzato per rivestire lo scudo termico della sonda spaziale Solar Orbiter (SolO). Si tratta di una missione dell’ESA in collaborazione con la NASA la cui partenza è prevista per l’inizio del 2017. Il suo scopo è di studiare il Sole da una distanza relativamente ravvicinata di circa 42 milioni di km.

La sonda Solar Orbiter sarà dotata di una serie di strumenti che hanno lo scopo di studiare il Sole per comprenderne meglio alcune caratteristiche. Ad esempio, le informazioni raccolte verranno usate per capire come viene originato il plasma del vento solare e il campo magnetico nella corona solare, come funziona la dinamo solare e come le eruzioni solari producano radiazioni da particelle energetiche che riempiono l’eliosfera.

La grande sfida della missione Solar Orbiter è quella di inviare una sonda spaziale più vicina al Sole di quanto sia mai stato fatto prima. Infatti, questa sonda sarà più vicina al sole del pianeta Mercurio. La conseguenza è che essa sarà esposta ad una luce 13 volte più intensa rispetto a quella che arriva sulla terra e temperature che potranno raggiungere i 520° Celsius.

Per poter funzionare in un ambiente così difficile, la sonda spaziale Solar Orbiter deve essere costruita con tecnologie adeguate. Alcune di esse sono quelle sviluppate per la missione BepiColombo, una collaborazione tra l’ESA e la JAXA, l’agenzia spaziale giapponese, per inviare una sonda spaziale sul pianet Mercurio.

Uno dei problemi da affrontare nella costruzione della sonda spaziale Solar Orbiter è nelle caratteristiche che deve avere lo scudo termico. Esso deve essere nero per impedire che la luce venga riflessa, interferendo con il lavoro degli strumenti. Il colore deve rimanere lo stesso per anni nonostante l’intensa esposizione alla luce solare. Deve anche essere stabile, cioè non deve emettere polveri, gas o cariche elettriche che possano contaminare gli strumenti.

La soluzione è un’applicazione moderna di un pigmento estremamente antico. Il nero di ossa è utilizzato ancor oggi per vari impieghi e nel caso dello scudo termico della sonda spaziale Solar Orbiter verrà applicato utilizzando una tecnologia sviluppata dall’azienda irlandese Enbio per gli impianti dentali in titanio. Lo strato di nero di ossa non sarà dipinto ma diventerà parte della parte in titanio dello scudo termico.

Queste moderne applicazioni tecnologiche di sostanze conosciute da molti millenni potrebbero non fermarsi a questa missione scientifica. L’ESA ne sta infatti valutando l’utilizzo per aumentare la resistenza dei satelliti per le telecomunicazioni, che in genere sono in orbita attorno alla Terra ma ci devono rimanere per molti anni. Una maggior resistenza alle radiazioni solari potrebbe aumentarne la vita e, visti i loro costi elevati, ciò sarebbe molto positivo.



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