Sonde spaziali

Immagine combinata delle osservazioni del Sole da parte dei satelliti della NASA NuStar e Solar Dynamics Observatory (SDO) (Immagine NASA/JPL-Caltech/GSFC)

Il telescopio spaziale NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array) della NASA, lanciato nel giugno 2012, è stato costruito per studiare oggetti come i buchi neri e per questo motivo la sua sensibilità si concentra sui raggi X ad alta energia. Per una volta però è stato utilizzato in maniera totalmente diversa da quella prevista per osservare il Sole in un modo nuovo.

L’idea di usare NuSTAR per studiare il Sole venne a David Smith, un fisico specializzato nello studio della nostra stella e membro del team NuSTAR, già sette anni fa, durante la fase di costruzione di questo telescopio spaziale. Fiona Harrison, la principale scienziata del progetto, inizialmente pensò che fosse un’idea pazza ma Smith la convinse che aveva senso. Lo scopo della proposta era quello di cercare di osservare i fiochi lampi di raggi X che il Sole emette secondo le predizioni dei teorici.

L’ESA ha dichiarato la fine della missione della sonda spaziale Venus Express. A partire dal 28 novembre 2014 le comunicazioni erano diventate instabili e il centro controllo missione aveva perso il controllo della navicella. Era noto che il propellente era vicino alla fine ma all’ESA speravano che ce ne fosse ancora per aumentare l’altitudine di Venus Express per permetterle di prolungare per un altro po’ di giorni la sua missione. Ora ci si aspetta che precipiti nell’atmosfera del pianeta Venere, dove verrà distrutta dall’enorme pressione e dalle sostanze corrosive a elevate temperature in essa presenti.

Al meeting della American Geophysical Union tenuto a San Francisco, gli scienziati della NASA hanno rivelato che il Mars Rover Curiosity ha rilevato concentrazioni di metano dieci volte più elevate rispetto alle misurazioni precedenti e successive nell’atmosfera marziana. Si tratta di un risultato molto interessante ma, nonostante l’ottimismo di alcune fonti di informazione, non è una prova della presenza di forme di vita su Marte.

Il campo magnetico della Via Lattea lungo il piano galattico (Immagine ESA/Planck Collaboration. Acknowledgment: M.-A. Miville-Deschênes, CNRS – Institut d’Astrophysique Spatiale, Université Paris-XI, Orsay, France)

A prima vista potrebbe sembrare un quadro di Vincent Van Gogh, in realtà è la visualizzazione di una quantità di dati rilevati dal satellite Planck Surveyor nel corso della sua missione, terminata poco più di un anno fa. Nel corso di circa quattro anni e mezzo, Planck ha osservato la più antica luce nella storia dell’universo ma anche una luce più vicina emessa da polveri e gas nella Via Lattea. L’interazione tra la polvere interstellare nella nostra galassia e la struttura del campo magnetico galattico è ritratta in quest’incredibile immagine.

Una delle analisi più attese nella missione della sonda spaziale Rosetta riguardava l’acqua presente sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Il motivo è che gli scienziati stanno cercando una risposta definitiva al problema dell’origine dell’acqua sulla Terra. Le comete sono tra i principali candidati ma le analisi rivelate dall’ESA e pubblicate sulla rivista “Science” mostrano che l’acqua analizzata da Rosetta è diversa da quella che si trova sulla Terra.