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Galassie fotografate grazie a lenti gravitazionali (Immagine Yashar Hezaveh/Laurence Perreault Levasseur/Phil Marshall/Stanford/SLAC National Accelerator Laboratory; NASA/ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive l’applicazione di reti neurali alle lenti gravitazionali. Un team di ricercatori ha ridotto da qualche settimana a pochi secondi il tempo necessario ad analizzare le complesse distorsioni spaziali in immagini catturate grazie a lenti gravitazionali. Ciò potrebbe facilitare enormemente questo tipo di lavoro con grandi vantaggi per molte ricerche astronomiche.

Glass Enterprise Edition (Immagine cortesia Google)

Nel corso di questa settimana è stato annunciato un nuovo lancio degli occhiali a realtà aumentata chiamati in origine Google Glass. Annunciati per la prima volta all’inizio dell’aprile 2012, dopo una fase di test sembravano essersi trasformati in uno dei più grossi flop nel campo della tecnologia. La nuova versione però si chiama Glass Enterprise Edition, infatti si tratta di un prodotto aziendale che può essere utile in ambienti in cui cercare informazioni mentre le mani sono occupate senza interrompere il proprio lavoro può costituire un notevole aiuto.

Il team oncologico del Jupiter Medical Center in Florida (Foto cortesia EPIC Creative)

All’ASCO 2017, il meeting annuale della Società Americana di Oncologia Clinica (American Society of Clinical Oncology, ASCO) sono stati presentati nuovi dati riguardanti la sperimentazione di Watson for Oncology, la versione del sistema di cognitive computing di IBM addestrata per riconoscere i sintomi di varie forme di cancro e suggerire una terapia. Sviluppato all’interno dell’unità aziendale Watson Health, ha mostrato un livello di accordo con i medici umani che ha raggiunto il 96% nei casi di cancro ai polmoni.

Dan Tamayo (Foto cortesia Ken Jones)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive lo sviluppo e l’applicazione di algoritmi di apprendimento automatico alla verifica della stabilità di sistemi planetari. Un team di ricercatori dell’Università di Toronto a Scarborough guidato da Dan Tamayo ha sperimentato questo nuovo approccio a questo tipo di ricerca astronomica creando un metodo mille volte più veloce di quelli tradizionali.