Evoluzione

Un articolo pubblicato sulla rivista “Royal Society Open Science” descrive una ricerca che offre una spiegazione all’evoluzione dei dinosauri sauropodi, quelli diventati i più grandi tra tutti come i celebri brontosauri. Un team di paleontologi guidato dal dottor Karl Bates dell’Università di Liverpool ha sviluppato modelli informatici dei loro corpi per esaminare l’evoluzione delle loro forme.

Schema di un mitocondrio: 1 Membrana interna, 2 Membrana esterna, 3 Cresta, 4 Matrice

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che ha indagato su un momento chiave nell’evoluzione, quando le cellule hanno acquisito i mitocondri. I ricercatori Toni Gabaldón e Alexandros Pitis del Centre for Genomic Regulation, un istituto internazionale per la ricerca biomedica con sede a Barcellona, in Spagna, hanno condotto uno studio le cui conclusioni suggeriscono che l’acquisizione dei mitocondri è arrivata tardi nell’evoluzione delle cellule.

Scheletro di Ornithomimus al Royal Ontario Museum

Un articolo apparso sulla rivista “Cretaceous Research” descrive l’analisi dei resti fossili di uno scheletro di Ornithomimus, un dinosauro vissuto nel tardo Cretaceo, tra 99,6 e 65,5 milioni di anni fa. Si tratta del miglior esemplare di questo genere di dinosauri finora trovato perché la conservazione delle penne e della pelle è più estesa rispetto agli esemplari trovati in precedenza. Aaron van der Reest, il principale autore dello studio, aveva scoperto questi fossili nel 2009 all’interno del Parco provinciale dei dinosauri nell’Alberta, in Canada.

Sono passate solo alcune settimane dall’annuncio della scoperta di ossa di Homo naledi, una nuova specie imparentata con gli esseri umani moderni. Trovate in una grotta chiamata Rising Star a circa 50 km a nordovest di Johannesburg, in Sud Africa, le ossa sono state da subito oggetto di studio e due articoli appena pubblicati sulla rivista “Nature Communications” descrivono studi sulle mani e sui piedi di questi ominidi.

Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista “Nature” descrive lo studio sul DNA di ominidi trovati in una località nel nord della Spagna chiamata Sima de los Huesos, cioè pozzo delle ossa. L’analisi del DNA di questi fossili di ominidi vissuti tra 300.000 e 400.000 anni fa ha permesso di stabilire che si tratta di una forma arcaica di Neanderthal. Secondo il paleogenetista Matthias Meyer del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, i risultati suggeriscono che gli antenati dell’homo sapiens si siano separati da quelli dei Neanderthal e di un’altra specie chiamata Uomo di Denisova tra 550.000 e 765.000 anni fa.