Evoluzione

Sclerocormus parviceps intero (a), in dettagli (b, c, d) e in riproduzioni (d, e, f, g) (Immagine

Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” descrive l’analisi di un rettile ittiosauriforme vissuto all’inizio del periodo Triassico, circa 248 milioni di anni fa, nell’odierna provincia di Anhui in Cina. Chiamato Sclerocormus parviceps, ha caratteristiche ben diverse dalla maggior parte degli altri membri dello stesso gruppo. Ciò mostra che questi rettili marini si erano evoluti e diversificati rapidamente dopo la grande estinzione della fine del periodo Permiano, molto più di quanto si pensasse.

Giraffa masai, chiamata anche giraffa del Kilimangiaro, (Giraffa camelopardalis tippelskirchi)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive una ricerca genetica sulla giraffa. Un team internazionale guidato dal professor Douglas Cavener della Penn State University ha sequenziato il DNA della giraffa e quello dell’okapi, il suo parente vivente più stretto. Un confronto esteso al genoma di altri mammiferi ha permesso di identificare 70 geni legati agli adattamenti evolutivi della giraffa, compreso il suo lunghissimo collo.

Scheletri della testa di razze e squali con appendici di archi branchiali in rosso (Immagine Andrew Gillis)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Development” descrive una ricerca genetica che suggerisce che gli arti dei tetrapodi, e di conseguenza anche quelli degli esseri umani, potrebbero essersi evoluti a partire dalle branchie di pesci cartilaginei come gli squali e le razze. Una nuova analisi mostra la condivisione di un programma genetico tra quelle branchie e gli arti umani trovando le possibili prove a una teoria che era stata scartata oltre un secolo fa.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Royal Society Open Science” descrive una ricerca che offre una spiegazione all’evoluzione dei dinosauri sauropodi, quelli diventati i più grandi tra tutti come i celebri brontosauri. Un team di paleontologi guidato dal dottor Karl Bates dell’Università di Liverpool ha sviluppato modelli informatici dei loro corpi per esaminare l’evoluzione delle loro forme.

Schema di un mitocondrio: 1 Membrana interna, 2 Membrana esterna, 3 Cresta, 4 Matrice

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che ha indagato su un momento chiave nell’evoluzione, quando le cellule hanno acquisito i mitocondri. I ricercatori Toni Gabaldón e Alexandros Pitis del Centre for Genomic Regulation, un istituto internazionale per la ricerca biomedica con sede a Barcellona, in Spagna, hanno condotto uno studio le cui conclusioni suggeriscono che l’acquisizione dei mitocondri è arrivata tardi nell’evoluzione delle cellule.