Fossili dell'Ediacarano scoperti in Namibia (Foto cortesia Simon A.F. Darroch. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Ecology & Evolution” descrive una ricerca sulle comunità formate dalla cosiddetta fauna di Ediacara, gli esseri che vissero nel periodo Ediacarano. Il paleontologo Simon A.F. Darroch dell’Università di Vanderbilt e due colleghi hanno applicato un metodo di analisi sviluppato per l’ecologia moderna a organismi di quel periodo tra i quali alcuni scoperti in Namibia concludendo che c’era già una complessità ecologica in alcune comunità 570 milioni di anni fa.

Central Station di Lavie Tidhar

Il romanzo “Central Station” (“Central Station”) di Lavie Tidhar è stato pubblicato per la prima volta nel 2016 dall’unione di vari racconti pubblicati negli anni precedenti. Ha vinto il John W. Campbell Memorial Award, il Neukom Institute Literary Arts Award for Speculative Fiction, e il Geffen Award israeliano come miglior romanzo di fantascienza. In Italia è stato pubblicato da Acheron Books nella traduzione di Davide Mana.

Central Station è una base spaziale che, a Tel Aviv, collega la Terra al resto dell’universo, dove l’umanità si è sparsa nel corso dei secoli. La popolazione dell’area è diventata tale tale da renderla una sorta di città nella città ed è un crocevia di persone che vanno e vengono tra umani, cyborg, preti robot, intelligenze artificiali e altri ancora connessi agli alieni conosciuto solo come gli Altri nella coscienza digitale chiamata la Conversazione.

Boris Chong torna sulla Terra da Marte e scopre che molto è cambiato e non in meglio a causa di una crescita caotica. La sua ex amante ha adottato un bambino dotato di capacità fuori dal normale e gli sviluppi per i suoi parenti rimasti sulla Terra non sono tutti positivi. Come se non ci fossero abbastanza problemi, da Marte è arrivata anche una Vampira di Dati.

Fossili di Pahvantia hastasta (Immagine cortesia Stephen Pates e Rudy Lerosey-Aubril)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive uno studio sulla Pahvantia hastasta, un parente degli odierni artropodi che visse circa mezzo miliardo di anni fa, nel periodo Cambriano. Stephen Pates dell’Università britannica di Oxford e Rudy Lerosey-Aubril dell’Università australiana del New England hanno esaminato fossili scoperti molti anni fa nelle montagne dell’odierno Utah, negli USA, dopo un lungo lavoro di preparazione. Essi ritengono che questa specie appartenesse al gruppo dei radiodonti, che si nutrisse di microplancton e che quel tipo di animale acquatico contribuì a lanciare la diversificazione delle forme di vita sui fondali marini nell’esplosione del Cambriano.

Il racconto breve “Buchi” di Clelia Farris è stato pubblicato per la prima volta nel 2018 da Future Fiction all’interno dell’antologia “La consistenza delle idee”.

Il server fornisce accoglienza e informazioni, controlla tutto, dentro di sé ha tutto, come un uovo. Può fare moltissime cose insieme e gli resta ancora spazio per pensare. Gli piace meditare, è un uovo che pensa e le sue meditazioni riguardano anche gli esseri umani e l’evoluzione della specie portandolo a prendere una decisione.

Una ricerca paleogenomica offre informazioni sulle ascendenze genetiche e la struttura sociale dei longobardi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” descrive una ricerca paleogenomica che ha tentato di ricostruire alcune migrazioni delle popolazioni barbare nel VI secolo d.C. attraverso l’Europa. Un team di ricercatori ha compiuto un’analisi multidisciplinare che include genetica, storia e archeologia per ottenere nuove informazioni sugli spostamenti di varie popolazioni durante quel periodo burrascoso. Dati genetici da 63 persone sono stati ottenuti da campioni prelevati in due cimiteri longobardi del VI secolo, uno a Szólád, nell’odierna Ungheria, e uno a Collegno, vicino a Torino, scoprendo che le persone in sepolture più ricche tendevano ad avere antenati del nord-est Europa mentre quelle in sepolure più povere tendevano ad avere antenati nel sud Europa.