Paleontologia

Ricostruzione del Gualicho shinyae con in bianco le ossa trovate (Immagine Sebastián Apesteguía et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista PLOS ONE descrive la scoperta di un dinosauro teropode che è stato chiamato Gualicho shinyae. Esso è stato classificato nel gruppo dei carnosauri e ciò lo rende particolarmente interessante perché le sue braccia sono piccole come quelle del più celebre Tyrannosaurus rex, classificato in un altro gruppo di teropodi. Ciò fa pensare che questa caratteristica si sia evoluta diverse volte in maniera indipendente.

Ricostruzione di un mammifero del genere Juramaia, il più antico tra gli Euteri

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Evolutionary Biology” descrive una ricerca sulle specie di mammiferi che si estinsero alla fine del periodo Cretaceo concludendo che si trattò di oltre il 90%, ben più di quanto si pensasse in precedenza. Un altro articolo, questo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the Royal Society B”, descrive una ricerca che mostra come i mammiferi sopravvissuti a quell’estinzione si evolsero tre volte più velocemente nei 10 milioni di anni iniziali del periodo Paleogene che nei precedenti 80 milioni.

Ricostruzione di vari ittiosauri

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Systematic Palaeontology” descrive l’identificazione di una nuova spiecie di ittiosauro, un gruppo di rettili marini vissuti nell’era Mesozoica. Chiamato Wahlisaurus massarae, l’unico esemplare conosciuto visse nel periodo Giurassico inferiore, circa 200 milioni di anni fa, nell’odierno Nottinghamshire, in Inghilterra.

Ricostruzione dello scheletro di Lucy (Australopithecus afarensis)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS), descrivono una ricerca sulla possibile convivenza tra diverse specie di ominidi in Africa orientale tra 3,8 e 3,3 milioni di anni fa. Nel 2015 fossili trovati in Etiopia sono stati assegnati a una nuova specie chiamata Australopithecus deyiremeda, che viveva vicina alla specie Australopithecus afarensis, quella a cui apparteneva il celebre esemplare soprannominato Lucy.

Un articolo pubblicato sulla rivista “South African Journal of Science” descrive le sofisticate tecnologie utilizzate per creare una mappa tridimensionale della grotta in cui sono state trovate le oltre 1.500 ossa fossili degli ominidi chiamati Homo Naledi. Il team del professor Lee Berger dell’Università del Witwatersrand’s (Wits) fu costretto a lavorare in condizioni difficili ed è per questo motivo che Ashley Kruger, parte del suo team, si è rivolto a varie tecnologie per mappare la grotta.