
Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati di un’analisi proteomica che ha portato all’identificazione di alcuni fossili attribuiti alla specie di ominini conosciuta come Denisova. Un team di ricercatori ha condotto uno studio su oltre 60.000 frammenti di ossa trovati nella grotta di Bianfu, nella provincia dello Yunnan, in Cina, che ha portato a identificare tre ossa e quattro denti di Denisova datati tra 167.000 e 134.000 anni fa. Poche ossa di Denisova sono state identificate finora perciò ogni nuova scoperta aumenta le nostre conoscenze di questo ramo dell’umanità. Lo studio ha portato alla luce anche oltre 1.360 manufatti in pietra, datati tra 190.000 e 70.000 anni fa, e ciò aiuterà a capire almeno una cultura dei Denisova.
L’immagine (Rao, H., Xing, S., Ruan, Q. et al. Ancient proteins identify various Denisovan remains from Southwest China. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-026-10976-9) include una locazione geografica della grotta di Bianfu e la morfologia dei due denti e delle tre ossa oggetto di questo studio. Una mappa mostra le ubicazioni geografiche dei fossili di Denisova identificate tramite prove molecolari (a). Un profilo occidentale della Trincea 2 nella Grotta di Bianfu, che mostra gli strati stratigrafici contenenti resti di Denisova (indicati da stelle rosse) (b). Diverse viste del quarto premolare inferiore proveniente dallo strato 7 (YHB3518; da sinistra a destra: viste occlusale, buccale e distale) (c). Diverse viste del secondo molare inferiore proveniente dallo strato 7 (YHB3075; da sinistra a destra: viste occlusale, buccale e mesiale) (d). Diverse viste del radio della Grotta di Bianfu proveniente dallo strato 7 (BFD771, fila superiore) e della sua ricostruzione virtuale (fila inferiore); da sinistra a destra: viste anteriore, posteriore, mediale, laterale e prossimale. La sezione trasversale indica il profilo ellittico del collo del radio (e). Superfici ectocraniche ed endocraniche dell’osso parietale della Grotta di Bianfu proveniente dallo strato 7 (BFD767) e della sua ricostruzione virtuale, per mostrare le ramificazioni dei vasi meningei medi (frecce blu) e lo spessore della volta cranica (f). Superfici ectocraniche ed endocraniche dell’osso parietale della Grotta di Bianfu proveniente dallo strato 9 (BFD769) e della sua ricostruzione virtuale, per mostrare la cresta lungo il solco del seno sagittale superiore (freccia blu in alto), la sutura lambdoidea (freccia blu al centro) e lo spessore della volta cranica (g).
Il risultato di quest’esame è arrivato alla fine di uno studio lungo e complesso. I ricercatori hanno trovato oltre 60.000 frammenti di ossa, che richiedevano un lavoro specialistico per capire quali potessero appartenere a una specie di ominini. Per questo motivo, hanno impiegato la tecnica ZooMS, l’applicazione a livello archeologico di una tecnica che è stata sviluppata per distinguere ossa isolate o frammentate di specie animali simili che rendono difficile se non impossibile l’identificazione basata solo sulle loro caratteristiche anatomiche. Questa tecnica è già stata impiegata negli anni scorsi per identificare un altro fossile attribuito a un Denisova scoperto sull’altipiano del Tibet.
Le poche ossa che hanno permesso di scoprire l’esistenza dei Denisova sono state identificate perché contenevano ancora pezzi di DNA, i quali hanno portato a identificare i geni specifici di questa specie di ominini. Nel caso delle ossa trovate nella grotta di Bianfu, non è stato possibile ottenere DNA ma c’era ancora collagene, una proteina che è leggermente diversa nelle diverse specie di ominini: la sequenza di peptidi nel collagene rappresenta una sorta di impronta digitale e quindi comunque utile per identificare a quale specie appartenevano i fossili trovati.
Due dei frammenti di ossa attribuiti a Denisova sono del cranio. Hanno uno spessore tra 0,76 e 1,02 centimetri, più simile a quello di Homo erectus e di Neanderthal che a quello di Homo sapiens. Il terzo frammento di ossa è una parte di un radio, quella rivolta verso il gomito. Esso indica che nei Denisova il punto di inserzione del bicipite era più indietro rispetto agli Homo sapiens. Ciò significa che i Denisova riuscivano a generare una forza maggiore ruotando le braccia, con il palmo della mano verso l’alto, rispetto agli umani moderni.
La grotta di Bianfu è su una sorta di rotta di possibili migrazioni avvenute all’epoca in cui i Denisova si stavano diffondendo nell’Asia. Ancor oggi, le popolazioni di Asia e Oceania hanno geni di Denisova, ereditati attraverso vari incroci con gli umani moderni. La scoperta di manufatti che possono essere attribuiti ai Denisova può aiutare a capire anche la cultura che avevano sviluppato in quell’area nell’epoca in cui occuparono la grotta di Bianfu. Poche ossa alla volta, studi che mescolano paleontologia, paleoantropologia, paleogenetica e archeologia stanno ricostruendo la storia di questa specie umana.
