Fossili mostrano un’interazione predatoria tra tre specie diverse

Illustrazione dell'artista Peter Trusler che ricostruisce l'interazione tra un ittiosauro, uno pterosauro e un pliosauro (Immagine cortesia Peter Trusler)
Illustrazione dell’artista Peter Trusler che ricostruisce l’interazione tra un ittiosauro, uno pterosauro e un pliosauro (Immagine cortesia Peter Trusler)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Gondwana Research” riporta la scoperta di un fossile nell’odierna Australia di un ittiosauro che ha conservato i resti del contenuto del suo stomaco, che includono resti di uno pterosauro. A sua volta, l’ittiosauro mostra notevoli segni di essere stato morso da un pliosauro che gli ha letteralmente spezzato le ossa. Un team di ricercatori guidato dal dottor Matt White dell’Università del New England ha studiato questi fossili e ricostruito questo spaccato dell’ecosistema in cui vissero questi animali, nel periodo Cretaceo. Il risultato mostra una parte della catena alimentare che esisteva in quell’area circa 100 milioni di anni fa.

Nel 2019, nella formazione Toolebuc, nel Queensland, in Australia, vennero scoperte ossa fossili inizialmente non identificate. Gli scopritori le soprannominarono “Mucchio d’Ossa” (in inglese “Bag of Bones, B.O.B.) e le catalogarono. Solo tre anni dopo, vennero scavate altre ossa di quello che venne identificato come un ittiosauro, per la precisione un platipterigio (Platypterygius australis).

Questa è una specie di ittiosauro che è stata inclusa in un genere a cui sono state assegnate specie piuttosto eterogenee come caratteristiche, le quali erano diffuse in gran parte del mondo nel Cretaceo. La specie Platypterygius australis aveva dimensioni paragonabili a quelle di un’orca moderna.

Alcuni strani noduli rocciosi vennero identificati dai ricercatori nei fossili e portarono a nuove indagini. L’opzione di spezzare parti di roccia venne scartata e i fossili vennero inviati all’Australian Nuclear Science and Technology Organization (ANSTO), dove vennero sottoposti a un tipo di TAC che ha permesso di produrre una ricostruzione tridimensionale del platipterigio e studiare gli strani noduli.

Il risultato dell’esame ha permesso di identificare i resti fossili dell’ultimo pasto del platipterigio. Questi resti includono frammenti di pesci ossei e cefalopodi, ciò che i ricercatori si aspettavano nel pasto di un ittiosauro. Decisamente più sorprendente è stato il ritrovamento di un frammento della mandibola di uno pterosauro. L’osso non era sufficiente a identificare la specie ma le caratteristiche hanno portato i ricercatori ad attribuirlo a uno pterosauro del gruppo Ornithocheiroidae.

È probabile che l’ittiosauro stesse volando sopra quell’antico oceano per dare la caccia a pesci o a qualche altra piccola preda acquatica quando è diventato esso stesso una preda, catturato e mangiato dal platipterigio. Si tratta del primo caso in cui sono state trovate prove che gli ittiosauri mangiavano pterosauri.

Questa scoperta era già eccezionale ma l’indagine ha fornito altri risultati che la rendono unica. Ciò perché le ossa del platipterigio mostrano segni di morsi subiti da parte di un animale davvero potente, che ha spezzato le ossa di questo ittiosauro. I ricercatori ritengono che il colpevole sia stato un Kronosaurus queenslandicus, un pliosauro che poteva raggiungere i 10 metri di lunghezza ed era un superpredatore nell’ecosistema in cui viveva.

In sostanza, il platipterigio non era ancora riuscito a digerire il suo pasto quando un Kronosaurus queenslandicus l’ha ucciso. Si tratta di uno degli esempi migliori di fossili che mostrano un’interazione predatoria tra tre specie diverse all’interno di un ecosistema. Le tecnologie moderne permettono esami che erano impossibili solo pochi decenni fa. In questo caso, il risultato ha permesso di ricostruire una parte della catena alimentare che esisteva in quell’area circa 100 milioni di anni fa.

L’immagine in basso (Gondwana Research (2026). DOI: 10.1016/j.gr.2026.05.014) mostra una rappresentazione grafica della possibile catena alimentare che include l’interazione esaminata in questo studio.

Una rappresentazione grafica della possibile catena alimentare che include l'interazione esaminata in questo studio.

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