
Il romanzo “E Jones creò il mondo”, conosciuto anche come “Il mondo che Jones creò”, (“The World Jones Made”) di Philip K. Dick è stato pubblicato per la prima volta nel 1956. In Italia è stato pubblicato come “Il mondo che Jones creò” dalla Casa Editrice La Tribuna nel n. 50 di “Galassia” e da Mondadori nel n. 118 dei “Classici Urania” nella traduzione di Lella Pollini e come “E Jones creò il mondo” da Fanucci nel n. 6 di “Collezione Dick” e nel n. 6 di “Collezione Philip K. Dick. Edizione speciale per il 25º Anniversario (1982-2007)” e di nuovo da Mondadori in “Oscar” nella traduzione di Simona Fefè.
Doug Cussick lavora per la sicurezza federale e decide di denunciare un indovino di nome Floyd Jones ai suoi superiori. Inizialmente, essi pensano che si tratti di un pesce piccolo e che non valga la pena di arrestarlo ma quando Cussick afferma che Jones ha parlato di creature aliene in arrivo sulla Terra, si rendono conto che l’uomo conosce informazioni segrete.
L’interrogatorio di Jones mostra che l’uomo conosce davvero il futuro, almeno per un anno. Cussick scopre che esistono davvero creature aliene, anche se sembra trattarsi solo di organismi unicellulari, che stanno arrivando sulla Terra e sono stati soprannominati erranti. Un piano per eliminare Jones fallisce e finisce per aiutarlo a prendere il potere mentre è in fase di sviluppo un progetto per colonizzare Venere.
Scritto nel 1954 ma pubblicato solo due anni dopo, “E Jones creò il mondo” finì per essere il secondo romanzo pubblicato da Philip K. Dick. Ci mostra un mondo sopravvissuto a una guerra atomica in cui un governo mondiale ha deciso di stabilire il relativismo come regola dato che le differenze erano state la causa della guerra. Un altro elemento che divenne ricorrente nelle storie di Dick è la presenza di un personaggio importante dotato di poteri mentali.
Nei primi anni della sua carriera, Philip K. Dick stava ancora sviluppando il suo stile e in questo romanzo certi temi mostrano varie influenze. Almeno alcuni dei mutanti nati dopo la guerra atomica ricordano più quelli di A.E. van Vogt che i personaggi tipici di Dick. In genere, le mutazioni sono il risultato diretto delle radiazioni ma non è sempre così.
Jones è un mutante con capacità precognitive ma, nonostante i successi che ottiene con le sue conoscenze del futuro, mostra insicurezze e fragilità. Allo stesso tempo, la crescita del numero dei suoi seguaci lo rende una figura quasi messianica, tanto che c’è chi lo segue con fanatismo. Il suo uso della propaganda, condita di patriottismo e xenofobia, lo rende per certi versi un antieroe e qui Philip K. Dick si distacca nettamente dalle storie di A.E. van Vogt.
Altri mutanti sono parte di un esperimento di colonizzazione del pianeta Venere. Questo romanzo venne scritto in un’epoca in cui c’era ancora chi pensava che si trattasse di un pianeta più caldo della Terra ma tutto sommato vivibile, almeno per chi ha certi adattamenti. Questa parte della storia può apparire slegata dalla trama principale, quasi un racconto nel racconto, ma alla fine tutto si combina.
Tra mutanti di vari tipi, il protagonista è un uomo tutto sommato ordinario, Doug Cussick, il quale finisce coinvolto in eventi cruciali perché lavora per la sicurezza federale. Per molti versi è un testimone di quegli eventi perché fa parte di un grande apparato di un mondo che è diventato un grande stato di polizia. Gli eventi lo influenzano in vari modi e passa anche attraverso problemi personali con sua moglie, la quale è un personaggio con vari tratti negativi.
“E Jones creò il mondo” è un romanzo tutt’altro che perfetto, eppure offre interessanti spunti di riflessione su vari temi. C’è un relativismo che dovrebbe eliminare i conflitti ma viene applicato in un modo che genera un grigiore ideologico. Ci sono le derive populiste basate su nemici esterni. Altri problemi sociali presi dall’epoca in cui Philip K. Dick scriveva ed esperimenti biologici sollevano dubbi etici e morali. Ci sono tante idee, mescolate in modi spesso caotici.
Philip K. Dick stava ancora imparando l’arte della scrittura e lavorava in un mercato che gli imponeva di scrivere in fretta. Nonostante ciò, secondo me “E Jones creò il mondo” rimane un romanzo che può essere ancora interessante per le idee incluse e per chi è interessato alla storia professionale di quest’autore.
