
Il romanzo “La voce del padrone” (“G?os Pana”) di Stanislaw Lem è stato pubblicato per la prima volta nel 1968. In Italia è stato pubblicato da Bollati Boringhieri e da Mondadori in “Oscar moderni” e nel n. 282 di “Urania Collezione”, in tutti i casi nella traduzione di Vera Verdiani.
Peter Hogarth è un matematico che si unisce a un progetto segreto che ha lo scopo di decifrare quello che è considerato un messaggio alieno sotto l’egida del governo degli USA. Isolato assieme a molti scienziati di varie discipline, deve cercare un senso nell’onda neutrinica rilevata sulla Terra.
Trovare una chiave di lettura del messaggio rappresenta una priorità che gli scienziati del progetto chiamato in codice La Voce del Padrone perseguono seguendo varie strade. Le difficoltà nel comprendere un linguaggio alieno si uniscono a quelle date dalle aspettative del Pentagono e dei politici al corrente del progetto e ai limiti degli scienziati stessi.
“La Voce del Padrone” può essere considerato un distillato delle idee filosofiche di Stanislaw Lem. L’autore ha scritto diversi romanzi in cui il tema dell’incomunicabilità di fondo tra umani e una specie aliena è centrale. In questo caso, gli alieni non appaiono mai e vengono indicati solo come i Mittenti, con riferimento al messaggio. Ciò perché di questi misteriosi alieni c’è solo un’onda neutrinica rilevata sulla Terra che viene interpretata come un messaggio.
La storia, raccontata come un resoconto in prima persona da parte del matematico Peter Hogarth, riguarda decisamente più l’umanità che gli alieni e mette spesso in luce difetti e limiti umani. Gli umani non solo sembrano incapaci di comprendere una specie aliena ma faticano anche a capire se stessi e a comunicare tra loro.
Il racconto in prima persona contribuisce a portare all’estremo certe caratteristiche tipiche di Stanislaw Lem, a cominciare dall’approccio filosofico e introspettivo. La trama incentrata sui tentativi di decodificare un messaggio alieno sembra davvero una scusa per parlare di tutt’altro. “La voce del padrone” non fu la prima storia di fantascienza incentrata su un messaggio dallo spazio ma lo sviluppo scelto da Lem è probabilmente unico.
Attraverso la narrazione di Peter Hogarth, si vede effettivamente qualche discussione sulle caratteristiche del messaggio e sulle possibili chiavi per decodificare il contenuto di quell’onda neutrinica. In questo tipo di storia, in genere questo è il tema centrale ma in questo romanzo Stanislaw Lem si concentra sulle azioni, aspettative e reazioni delle persone attorno al progetto.
Il romanzo include anche alcuni commenti negativi sul genere fantascientifico, almeno nella versione che si leggeva nelle riviste pulp, perciò è possibile che l’autore abbia voluto sviluppare questo tipo di storia in un modo totalmente diverso. Ciò significa anche cominciare il racconto quando il progetto di decodifica del messaggio alieno è già cominciato da tempo.
Quando Peter Hogarth si unisce al progetto, scopre che un risultato è già stato raggiunto con la sintesi di una sostanza chimica con strane proprietà la cui formula è racchiusa nel messaggio alieno. Due diversi gruppi di scienziati sono arrivati a quel risultato in modo indipendente e per questo motivo la sostanza è stata soprannominata “Uova di Rana” e il “Signore delle Mosche”.
C’è una sottile ironia da parte dell’autore riguardo all’atteggiamento di almeno una parte delle persone coinvolte nel progetto e le discussioni riguardanti la sostanza creata vengono usate per mostrare certi lati negativi dell’umanità. I militari sperano di aver trovato una nuova arma e molti scienziati vengono influenzati da quelle aspettative. Quando Peter Hogarth e un suo collega raggiungono conclusioni non gradite, subiscono critiche meschine che non c’entrano nulla con la scienza.
Altre parti del romanzo mostrano altri lati negativi di scienziati, militari e anche politici. Durante la prima fase della sua carriera, Stanislaw Lem aveva dovuto affrontare censure e pressioni ideologiche da parte di editori e burocrati del regime comunista polacco. Potrebbero essere tra le sue fonti di ispirazione per gli elementi negativi dell’umanità esposti in questo romanzo.
“La voce del padrone” è un romanzo non facile da leggere per le complessità e sottigliezze dei tanti elementi filosofici e introspettivi sviluppati da Stanislaw Lem. Soprattutto nella parte iniziale, l’impressione che non succeda assolutamente nulla può scoraggiare molti lettori. È un romanzo che va letto, e magari anche riletto, con la giusta calma e sul quale è possibile riflettere a lungo.
