The Pit di Neil Penswick

The Pit di Neil Penswick
The Pit di Neil Penswick

Il romanzo “The Pit” di Neil Penswick è stato pubblicato per la prima volta nel 1993. È il n. 12 della serie “New Adventures” dell’editore Virgin Publishing e segue “The Highest Science“. È inedito in Italia.

Bernice Summerfield si sta annoiando e chiede al Settimo Dottore di portarla nel sistema Althosiano, dove ci sono i Sette Pianeti, un insieme di colonie umane che a un certo punto si sono rese indipendenti dalla Terra. Prima della nascita di Bernice, il sistema è svanito e nessuno ne ha mai scoperto il motivo.

Il Dottore non trova alcun riferimento a quel sistema nelle memorie del Tardis e lui non ne sa nulla. Ciò è decisamente anormale e il Dottore decide di andare a indagare. Il Tardis però soffre una misteriosa interferenza che lo porta a un atterraggio tutt’altro che morbido.

Con “The Pit”, Neil Penswick cerca di creare una sorta di mosaico mettendo assieme frammenti che vanno dall’antico Gallifrey alla Londra del 1888 passando per i misteriosi Sette Pianeti. Ogni frammento è caratterizzato da personaggi diversi, che possono essere biologici o androidi. Partendo da una normalissima situazione in cui il Dottore e la sua compagna di turno partono per indagare su un mistero su un pianeta, l’autore porta i viaggiatori e tanti altri personaggi qua e là per lo spazio e il tempo.

L’inizio del romanzo sembra intrigante, con un mistero legato ai Sette Pianeti che mostra diverse ramificazioni. Il Dottore è perplesso per la mancanza di informazioni che ha su quel sistema e intende capirne il motivo. Molto rapidamente si comincia a intravvedere un legame con l’antico Gallifrey e qualche segreto di cui all’inizio non è chiara la natura. Il problema è nel modo in cui la trama viene sviluppata, frammentandola in diverse storie che a volte sembrano digressioni se non riempitivi.

Tenere il Dottore e Bernice separati per gran parte del romanzo è un modo già utilizzato varie volte in passato anche in “Doctor Who” per ottenere la lunghezza desiderata da una storia. Quando ciò viene fatto bene, offre la possibilità di utilizzare in modo ottimale i compagni del Dottore e di continuare lo sviluppo di quelli nuovi o quasi. Bisogna dire che almeno da questo punto di vista “The Pit” ha qualcosa di positivo perché dà al lettore nuove informazioni su Bernice. Il resto sinceramente mi ha lasciato parecchi dubbi.

Forse l’autore sperava di creare una sorta di visione caleidoscopica che mettesse assieme i vari frammenti di una grande storia. Francamente, andando avanti con la lettura, l’impressione è diventata quella di un minestrone in cui gli ingredienti non sono mescolati in modo molto equilibrato. Gettare il Dottore in quello che sembra un altro universo per poi fargli incontrare il poeta William Blake dà più che altro un’impressione di una parte buttata lì per riempire un po’ di pagine. Forse le parti incentrate sui personaggi di Carlson e Kopyion sarebbero state più apprezzabili come racconto autonomo, non spezzettate all’interno di un romanzo.

La storia include anche androidi che non sembrano mentalmente brillanti e ciò si vede subito perché uno di essi incontra Bernice e rimane ostinatamente convinto che lei sia una mutaforma. Perfino il Dottore ha una considerazione davvero scarsa di essi ma va detto che la sua è una considerazione generale sugli androidi, come se fossero poco più che burattini e non forme di vita artificiali. Forse è influenzato da incontri passati ma non risulta molto simpatico.

Non è sorprendente che “The Pit” sia un romanzo sul quale le opinioni tendono a essere negative, tanto che è considerato da molti lettori il peggiore di questa serie di romanzi. Per questo motivo, ne consiglio la lettura solo a chi vuole avere la collezione completa di questi libri.

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