
Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di uno studio che porta a concludere che il Sahelanthropus tchadensis era capace di camminare su due gambe circa 7 milioni di anni fa. Un team di ricercatori ha esaminato i fossili disponibili di questo ominino primitivo, con analisi che hanno incluso la modellazione 3D, concludendo che la sua specie aveva molte caratteristiche tipiche delle scimmie con alcuni adattamenti al bipedismo.
L’immagine (Cortesia Scott A. Williams et al., in Science Advances. Tutti i diritti riservati) mostra cranio, ulna e femore di scimpanzè (A), di Sahelanthropus tchadensis (B) e di Homo sapiens (C).
Nel 2001, un cranio fossile venne scoperto in Ciad, il primo osso attribuito alla specie che venne chiamata Sahelanthropus tchadensis. Quest’individuo venne soprannominato Toumaï. Successivamente, lo stesso scavo portò al ritrovamento di altre ossa attribuite ad almeno sei individui di questa specie. La ricerca di fossili nello stesso sito continuò e molti altri fossili vennero scoperti, anche se quasi tutti appartenevano ad animali come bovidi. Tuttavia, quello che venne riconosciuto come un femore sinistro venne attribuito a uno Sahelanthropus tchadensis.
Da quando sono stati pubblicati i primi risultati degli esami di questa specie ci sono discussioni riguardanti la posizione del Sahelanthropus tchadensis nell’albero evolutivo degli ominidi. Varie datazioni sono state condotte sui fossili, portando a stimare che gli individui trovati vissero tra 6,8 e 7,2 milioni di anni fa. Le discussioni riguardavano anche le possibilità che questa specie fosse bipede e ora questo nuovo studio offre prove a favore di questa teoria.
Per raggiungere le loro conclusioni, i ricercatori hanno utilizzato un metodo chiamato morfometria geometrica tridimensionale. Si tratta di un approccio che è stato sviluppato nel corso degli ultimi decenni per valutare la variabilità tra diverse specie attraverso le misure di tratti morfologici come lunghezze, larghezze e distanze tra punti per confrontare diversi individui. In questo caso, questo metodo ha permesso agli antropologi del team di ottenere misure delle forme dei fossili che hanno portato a identificare forme rudimentali di caratteristiche anatomiche che si sono rivelate critiche per il bipedismo in ominini delle epoche successive.
Due caratteristiche identificate in questo studio sono conferme di scoperte già pubblicate in studi passati. La prima è una torsione nel femore che permette alle gambe di orientarsi in avanti. La seconda è una piccola protrusione dove il muscolo gluteus maximus si attaccava al femore. Un’altra caratteristica identificata per la prima volta è un tubercolo femorale, uno stabilizzatore chiave per il movimento bipede, dove il legamento iliofemorale si attacca al femore negli esseri umani.
L’insieme di caratteristiche rilevate ha convinto i ricercatori che il Sahelanthropus tchadensis poteva camminare su due gambe. Tuttavia, affermano anche che viveva soprattutto sugli alberi e quindi poteva scendere al suolo per trasportare cibo con le mani, rimaste libere sfruttando il suo bipedismo.
Nonostante queste conclusioni, nuove discussioni sono iniziate dopo la pubblicazione di questo nuovo studio. Dubbi vengono ancora espressi, ad esempio perché anche alcuni primati non bipedi hanno una torsione nel femore analoga a quella di Sahelanthropus tchadensis, scimpanzè e umani. In questi casi, un problema è dato dalla scarsità di fossili disponibili e gli esami, per quanto sofisticati, sono limitati a poche ossa.
La scarsità di fossili di Sahelanthropus tchadensis influisce anche sulle discussioni sul fatto che questa specie possa essere un’antenata diretta del genere Homo. Similitudini con l’Ardipithecus ramidus, un’altra specie di ominini che visse qualche milione di anni più tardi ed è studiata anche nella ricostruzione dell’evoluzione del bipedismo, costituiscono un ulteriore motivo di interesse. È un tipo di ricerca in cui ogni nuovo fossile scoperto può fornire informazioni preziose nella ricostruzione della storia evolutiva degli ominidi e quindi anche degli esseri umani.
