
Il romanzo “Ascension” (“Ascension”) di Nicholas Binge è stato pubblicato per la prima volta nel 2023. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 73 di “Urania Jumbo” nella traduzione di Davide Astegiano.
Quando Ben Tunmore scopre che suo fratello Harold è ancora vivo ed è rinchiuso in un manicomio dopo che era scomparso e rienuto morto da molti anni, è intenzionato a capire cosa gli sia successo. Tuttavia, ottenere risposte da una persona che dice solo cose che almeno apparentemente sono senza senso è arduo. Il suicidio di Harold lascia sconvolti Ben e gli altri parenti rimasti.
Ben Tunmore scopre una serie di lettere scritte da Harold e indirizzate a Harriet, la figlia di Ben, a cui era affezionato. Ciò che racconta in quelle lettere sembra spesso senza senso, il frutto di una mente malata che inventa complotti assurdi. Ben decide di rendere pubblico il contenuto di quelle lettere per permettere a chiunque le legga di decidere se gli eventi raccontati da Harold in una spedizione segreta su una montagna apparsa nell’Oceano Pacifico siano avvenuti realmente.
Nicholas Binge sembra essersi ispirato ad alcune opere di genere che sono diventate classici nello sviluppo di “Ascension”. Si tratta quasi completamente di un romanzo epistolare basato sulle lettere scritte da Harold Tunmore eccetto che per la prefazione e la postfazione, scritti da suo fratello Ben. Contiene vari elementi di fantascienza “hard” legati a fisica e biologia ma i toni sono di horror cosmico. In particolare, chi ha letto “Alle montagne della follia” (“At the Mountains of Madness”) di H.P. Lovecraft può notare vari punti in comune.
La storia della spedizione sulla montagna misteriosa apparsa nell’Oceano Pacifico viene sviluppata da Nicholas Binge attraverso una serie di misteri. La durezza dell’ambiente a crescenti altitudini rappresenta solo il pericolo immediato. Tutto ciò che arriva dopo è molto peggiore in una serie di eventi che finiscono per determinare tra le altre cose la condizione fisica e mentale in cui Ben Tunmore trova suo fratello Harold. La narrazione è intensa e drammatica ma secondo me ha anche un po’ di problemi.
Fin dall’inizio, viene sottolineato quanto Harold Tunmore sia brillante e in alcuni casi le persone che incontra e lo conoscono di fama sono in soggezione quando lo incontrano. Francamente, dai suoi comportamenti, sembra un uomo con qualche difficoltà a rapportarsi agli altri ma è un tipo di eccentricità che può non aver nulla a che fare con l’intelligenza della persona. Le azioni di Harold nel corso della spedizione non dimostrano una grande intelligenza. Tra i suoi problemi ce ne sono alcuni legati alla religione ma le considerazioni che fa su fede e scienza mi sono sembrate piuttosto banali. La sua storia personale, che rivela pian piano nel corso delle sue lettere, mi sembra più adatta a un melodramma strappalacrime.
Harold Tunmore indirizza le sue lettere a sua nipote Harriet perché è l’unica sua parente con cui abbia formato un certo rapporto personale. Quando scrive quelle lettere, Harriet è una ragazzina, eppure Harold le scrive non solo degli orrori che incontra sulla montagna ma anche di momenti intimi che ha trascorso con sua moglie.
La spedizione viene organizzata da personaggi misteriosi e Harold Tunmore viene reclutato da due militari il cui ufficiale superiore vuole farsi chiamare il Custode. Le informazioni riguardanti la montagna sono tutte segrete e il Custode non rivela praticamente nulla a Harold, il quale è comunque incuriosito al punto da farsi coinvolgere. Sembra una parodia di una storia di spionaggio che fortunatamente lascia rapidamente spazio a eventi drammatici.
Credo che per apprezzare pienamente “Ascension” sia necessaria una sospensione dell’incredulità tale da riuscire a immergersi nella storia raccontata da Harold Tunmore senza farsi tanti problemi. In questo moto, per il lettore è possibile concentrarsi sui misteri della montagna, sempre che non si lasci distrarre dalla storia personale del protagonista, con i problemi che hanno portato alla fine del suo matrimonio.
Le progressive rivelazioni offerte da Harold Tunmore, con sorprese e colpi di scena, costituiscono la parte migliore del romanzo. Alcuni elementi possono essere ispirati a Lovecraft ma secondo me Nicholas Binge offre una trama ben congegnata che sviluppa in modo personale. Se lo sviluppo del romanzo fosse stato concentrato su questa parte, senza tutte le varie digressioni, sarebbe stato intrigante ma forse troppo corto per gli standard odierni.
Semplificando molto la questione, il livello di apprezzamento per “Ascension” potrebbe dipendere da come prendete la domanda sul perché Sisifo continua a spingere il masso verso la cima di un monte pur sapendo che sarebbe rotolato giù ogni volta. Se pensate che sia una punizione di Zeus e qualsiasi altra considerazione sia irrilevante, rischiate che questo romanzo vi annoi. Se invece la reinterpretazione di quel mito offerta da Nicholas Binge vi pare interessante, potreste apprezzarlo.
