Una tecnica basata sull’utilizzo di virus batteriofagi geneticamente modificati per combattere ceppi di batteri che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici

Alcuni ceppi di batteriofagi visti al microscopio elettronico catalogati come: (A) phi330; (B) phi296; (C) phi315; (D) phi345; (E) phi346; (F) phi349; (G) phi367; (H) phi419
Un articolo pubblicato sulla rivista “Microbiology Spectrum” riporta i risultati di esperimenti di utilizzo di virus batteriofagi geneticamente modificati per combattere ceppi di batteri Escherichia coli che hanno sviluppato una resistenza a diversi antibiotici. Sono risultati che offrono una strada per neutralizzare questi batteri e nuovi dettagli sulle interazioni tra batteriofagi e batteri che potranno essere utili in altre ricerche mediche.

L’immagine (Cortesia Microbiology Spectrum (2025). Tutti i diritti riservati) mostra alcuni ceppi di batteriofagi visti al microscopio elettronico catalogati come: (A) phi330; (B) phi296; (C) phi315; (D) phi345; (E) phi346; (F) phi349; (G) phi367; (H) phi419.

Un team di ricercatori guidato dalla biologa Jessie Vandierendonck della Libera Università di Bruxelles (Vrije Universiteit Brussel – VUB) ha descritto otto diversi cosiddetti batteriofagi temperati e ha testato modifiche genetiche che rendessero possibile a questi virus inserire la tossina di Shiga in batteri Escherichia coli enteroemorragici per neutralizzarli. Questo studio di fattibilità potrebbe rappresentare l’inizio di una strategia per combattere batteri dannosi.

La crescente crisi degli antibiotici, dovuta al loro abuso, sta già causando un’emergenza sanitaria. Il numero di morti a causa dei cosiddetti superbatteri, che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici normalmente utilizzati, è in crescita da anni. Ciò sta portando sempre più ricercatori a sperimentare nuove strade che in alcuni casi consistono nella ricerca di nuove classi di antibiotici ma anche di nuove tecniche per combattere i batteri nocivi.

I batteriofagi, a volte chiamati semplicemente fagi, sono virus che infettano solo i batteri. In natura ne esistono molti, comprese specie che attaccano Escherichia coli ed è da esse che sono partiti gli studi del team di Jessie Vandierendonck. Gli E. coli enteroemorragici possono essere molto pericolosi perché causano complicazioni come emorragie intestinali. L’OMS ha incluso questi ceppi tra quelli che richiedono con urgenza nuove terapie per compensare lo sviluppo di resistenza agli antibiotici.

Il team di Jessie Vandierendonck ha dovuto sviluppare nuove strategie di clonazione per poter manipolare i genomi dei fagi in modo che i geni che codificano la tossina di Shiga risultassero efficaci nel fermare lo sviluppo delle cellule batteriche. Alla fine, nei test di laboratorio, i fagi hanno effettivamente ucciso i batteri usando la tossina.

Questo studio di fattibilità si è rivelato un successo ma si tratta solo del primo di una lunga serie di passi per poter arrivare a una terapia basata su questo tipo di tecnica. L’utilizzo di batteriofagi ha l’ulteriore vantaggio che questi virus attaccano certi batteri senza causare danni alle cellule umane e ai batteri che vivono in simbiosi con gli umani come parte del microbioma. Si tratta di una differenza importante rispetto agli antibiotici.

Un articolo pubblicato nel marzo 2025 sulla rivista “Infectious Medicine” offre un compendio riguardo allo stato delle ricerche legate allo sfruttamento dei fagi come alternativa agli antibiotici e alle prospettive future. I progressi sono continui, impiegando vari ceppi di fagi per colpire diversi batteri nocivi e varie tecniche di attacco ma è difficile capire quando potranno essere impiegati in terapie normali. Sono sviluppi necessari data la situazione di crescente resistenza agli antibiotici.

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