Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta i risultati dello studio dell’orecchio interno dei Neanderthal che suggerisce che a un certo punto della loro storia vi fu un collo di bottiglia genetico che potrebbe aver contribuito alla loro estinzione. Un team di ricercatori ha esaminato sui canali semicircolari, strutture il cui sviluppo è fortemente determinato dai geni, per valutare la storia dei Neanderthal. Secondo le conclusioni, la diversità morfologica di queste strutture anatomiche mostra un declino circa 110.000 anni fa.
L’immagine (Cortesia Alessandro Urcioli. Tutti i diritti riservati) mostra le aree in cui sono stati trovati i fossili oggetto dello studio sull’orecchio interno con quello chiamato Almud 1 ingrandito e una ricostruzione dei canali semicircolari dell’orecchio interno.
Non è l’unica ricerca recente che suggerisce una stagnazione genetica dei Neanderthal perché qualche settimana fa un articolo è stato pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” che si concentra invece sui gruppi sanguigni di Homo sapiens, Denisova e Neanderthal. L’esame genetico mostra come i Neanderthal avessero un gruppo sanguigno molto raro negli Homo sapiens con una variabilità molto limitata nel corso di circa 80.000 anni. Ciò potrebbe averli resi vulnerabili a problemi di salute di vario tipo.
La forte componente genetica nella forma dei canali semicircolari dell’orecchio interno permette di studiare la variabilità genetica di una popolazione in modo indiretto. In questo modo, un gruppo di ricercatori ha sfruttato la disponibilità di molti fossili di Neanderthal trovati in diversi siti che risalgono a diverse epoche. Nel caso dei fossili del sito di Atapuerca / Sima de los Huesos, nell’odierna Spagna, hanno considerato i fossili come pre-Neanderthal.
I fossili attribuiti a Neanderthal sono quelli di Krapina, nell’odierna Croazia, e il cosiddetto La Ferrassie 1, scoperta nell’odierna Francia. Fossili di Homo sapiens di epoche simili sono stati esaminati per confrontare la variabilità dei canali semicircolari rispetto ai Neanderthal.
Il risultato è che circa 110.000 anni fa c’è un declino nella variabilità anatomica dei Neanderthal rispetto a quella esistente negli Homo sapiens. Si tratta di un risultato coerente con le conoscenze genetiche dei Neanderthal, possibile grazie al fatto che DNA è stato recuperato da ossa ben conservate. Proprio questa disponibilità ha permesso di condurre uno studio sui gruppi sanguigni dei Neanderthal che offre altre conferme di un possibile collo di bottiglia genetico nell’ultima fase della storia di questa specie di ominini.
Gli autori di questa ricerca hanno scoperto che i Neanderthal avevano un gruppo sanguigno che è molto raro tra gli umani moderni. Nello stesso periodo in cui gli Homo sapiens stavano aggiungendo variabilità da questo punto di vista, i Neanderthal hanno mostrato una stagnazione negli ultimi 80.000 anni della loro storia. Ciò potrebbe indicare un declino nella loro popolazione con problemi di endogamia, cioè di incroci all’interno di piccoli gruppi. Il gruppo sanguigno dei Neanderthal potrebbe aver creato problemi anche negli incroci con popolazioni di Homo sapiens a causa di un’incompatibilità tra i gruppi sanguigni dei genitori.
Il possibile problema dell’endogamia tra i Neanderthal era stato affrontato anche in un articolo pubblicato sulla rivista “PLOS ONE” nel novembre 2019. A questo punto, vari approcci nelle ricerche stanno suggerendo che i Neanderthal cominciarono a soffrire di problemi genetici che potrebbero averli resi più vulnerabili.
L’enigma dell’estinzione dei Neanderthal rimane comunque aperto. Gli studi comparati con gli Homo sapiens mostrano una diversificazione genetica nella stessa epoca in cui potrebbe essere cominciato il declino dei Neanderthal e ciò potrebbe aver contribuito al successo di una specie a scapito dell’altra. Tutto ciò tenendo sempre presente che vi furono incroci tra le due specie e tra le popolazioni europee moderne è normale avere geni di Neanderthal.