
Nota. Questo articolo contiene soprattutto considerazioni e riflessioni personali ma siccome riguarda la mia attività professionale potrebbe essere ritenuto una pubblicità occulta e quindi l’ho pubblicato nella categoria dei post sponsorizzati. Segue dall’articolo sul primo decennio.
Il 2004 segnò il picco nel mercato retail delle distribuzioni Linux in Italia, soprattutto grazie al pacchetto SUSE. La crescente facilità d’uso e il supporto hardware rendeva sempre più numerosi gli utenti che almeno lo provavano. A livello di server, Linux era già dominante, a livello di supercomputer stava diventando una scelta obbligata, come anche a livello di dispositivi embedded come i router.
Quando Novell acquistò SUSE, sembrò un evento straordinario ma a lungo termine le conseguenze furono negative per quel mercato. Novell era interessata al mercato enterprise e in poco tempo eliminò il pacchetto retail dando una gran mazzata a quel mercato. Quel che per Novell era un mercato non interessante per me era il pane quotidiano perciò quella decisione mi costrinse a spostare il mio interesse professionale. Dopo essermi specializzato in un mercato di nicchia per diversi anni, sono passato a una situazione quasi opposta in cui ho cominciato a fare più cose diverse.
Fare nuove cose mi portò anche ad ampliare certe conoscenze legate allo sviluppo web e alla relativa promozione. Dopo 10 anni, rifeci il sito aziendale passando dal semplice HTML a un layout fatto con una combinazione XHTML+CSS.
Quelli furono anche gli anni in cui cominciai ad abbracciare i social media. Nel primo decennio del terzo millennio avevano cominciato ad affermarsi lentamente e, soprattutto in alcuni casi, stavano diventando utili anche per contatti professionali. La mia progressiva adozione dei social media meriterebbe una serie di articoli a parte ma ormai i ricordi dei primi esperimenti sono abbastanza nebulosi, anche perché alcuni di quei servizi si sono trasformati radicalmente o addirittura hanno chiuso i battenti.
Fin dall’inizio, il mondo dei social media è stato dinamico ma anche caotico con situazioni estremamente diverse tra servizi che semplicemente non hanno avuto successo e altri casi in cui i proprietari hanno cambiato politica. Il caso di Google+ è emblematico di come possano cambiare le cose nel campo dei social media: Google l’aveva messo al centro del proprio ecosistema e tecnicamente era mille volte meglio di Facebook con un engagement di qualità molto superiore ma si vede che così com’era non portava introiti e a un certo punto Google l’ha chiuso al pubblico prendendone i “pezzi” utili per altri servizi.
L’uso che ho fatto dei social media è cambiato assieme alla mia attività ma non ho mai abbandonato Linux e il campo del software libero / open source in generale. Avendo pian piano abbandonato i lavori di programmazione sotto Windows, diventò invece logico per me eliminarne l’uso dai PC desktop. Nel 2010, comprai un PC desktop senza sistema operativo su cui per la prima volta installai solo Linux, inizialmente Ubuntu per poi passare a Kubuntu nel 2012, quando la distribuzione madre passò da Gnome a Unity come desktop environment.
Il 2010 è anche l’anno in cui cominciai a darmi al blogging. Per me non c’è mai stato un vero confine tra lavoro e interessi personali e ciò è diventato ancor più vero nella mia attività di blogger. Il primo periodo di vita del blog è stato all’insegna dello sperimentalismo ma anche successivamente ha abbracciato argomenti molto diversi collegati sia alla mia attività professionale che ai miei interessante personali.

Nel mondo social, un blog diventa una sorta di fulcro di attività tra collaborazioni, pubblicità, affiliate marketing e chi più ne ha più ne metta per creare sinergie di vario tipo. Nel mio caso, significa anche creare collegamenti tra i miei siti oltre che tra siti e profili social. È il principio base del web che il mondo social ha portato a nuovi livelli.
Era un periodo in cui c’era chi stava spostando completamente la propria presenza anche professionale sui social abbandonando il proprio sito web. A quel punto avevo già visto quanto le attività social fossero condizionate dai proprietari di quei servizi e l’idea di rimanere in balìa delle loro decisioni mi faceva rabbrividire. Alla fine del secondo decennio di attività, il blogging divenne per me sempre più centrale ma rafforzando la mia presenza autonoma sul web.
