Il seme tra le stelle di James Blish

Il seme tra le stelle di James Blish
Il seme tra le stelle di James Blish

Il romanzo “Il seme tra le stelle” (“The Seedling Stars”) di James Blish è stato pubblicato per la prima volta nel 1955. È il frutto dell’unione di diversi racconti pubblicati in precedenza. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nei nn. 189 e 535 di “Urania”, nel n. 807 di “Oscar” e nel n. 123 dei “Classici Urania” nella traduzione di Beata Della Frattina.

Donald Sweeney è un Condizionato, nato con modifiche fisiologiche tali da permettergli di sopravvivere in condizioni ambientali che ucciderebbero molto rapidamente un normale essere umano. È un prodotto della pantropia, un controverso esperimento che ha lo scopo di adattare gli esseri umani a condizioni ambientali che potrebbe trovare su altri pianeti per poterli colonizzare.

Un gruppo di Condizionati si è rifugiato su Ganimede grazie ad adattamenti che permettono ai membri del gruppo di trovarsi a loro agio nelle condizioni esistenti su quella luna di Giove. Sweeney viene inviato su Ganimede dalle autorità terrestri con lo scopo di infiltrarsi nel gruppo di fuggitivi per aiutarle a riportarsi sulla Terra, soprattutto il loro scienziato princiaple. In cambio, gli è stato promesso di essere modificato per poter vivere nelle condizioni terrestri.

Nel 1942 James Blish pubblicò il racconto “Sunken Universe” in cui ipotizzava un tipo di colonizzazione planetaria diverso da quelli tipici della fantascienza. Anche oggi, in questo tipo di storia, quando gli umani vogliono colonizzare un pianeta che non è adatto alla vita umana lo terraformano oppure costruiscono habitat artificiali. Invece, Blish introdusse l’idea di modificare gli esseri umani perchè potessero vivere nelle condizioni del luogo da colonizzare. Nel 1952, revisionò il racconto al punto da pubblicarlo con il nuovo titolo “Surface Tension” (“Un universo pieno d’acqua”, anche pubblicato in Italia come “Tensione superficiale”). Il successo spinse l’autore a scriverne altri tre sullo stesso argomento e nel 1957 vennero tutti raccolti assieme e pubblicati come se fossero un romanzo.

James Blish aveva una laurea in microbiologia e nei racconti che formano “Il seme tra le stelle” include descrizioni delle modifiche fisiologiche apportate ai Condizionati per renderli compatibili con gli ambienti da colonizzare. Tuttavia, già negli anni ’50 almeno alcune idee sfidavano la plausibilità scientifica, a cominciare dal primo racconto, in cui i coloni vengono adattati a un ambiente marino tra le altre cose rendendoli microscopici. Sembra a dir poco improbabile che si possa ridurre le dimensioni di un essere umano fino a quel punto mantenendo la complessità del suo corpo e soprattutto del suo cervello.

Problemi di plausibilità a parte, secondo me “Il seme tra le stelle” funziona perché l’elemento pseudoscientifico finisce per essere secondario in storie che vanno oltre l’avventura. James Blish sapeva creare personaggi interessanti, anche nella narrativa breve, e ciò vale anche per i Condizionati, le cui caratteristiche fisiche non solo li rendono adatti a certi ambienti ma li portano anche ad apprezzarli laddove i normali esseri umani li potrebbero trovare desolati o infernali.

Ne “I Condizionati” (“Seeding Program”), James Blish racconta le prime applicazioni della pantropia con le controversie attorno ad essa e le paure in parte degli esseri umani che i loro discendenti siano mostri. Negli altri racconti, le ambientazioni sono diverse e anche le conseguenze della colonizzazione di quei luoghi. I responsabili della colonizzazione hanno lasciato messaggi ai Condizionati ma può capitare che essi vengano interpretati in modo religioso e chiunque ne metta in dubbio tale interpretazione venga trattato come eretico. Nel primo racconto pubblicato, i Condizionati cercano di sviluppare scienze e tecnologie in un ambiente marino con tutti i problemi che ne conseguono. In un futuro lontano migliaia di anni, l’umanità sarà composta per la maggior parte da Condizionati, una situazione che alcuni umani “naturali” potrebbero faticare ad accettare.

“Il seme tra le stelle” soffre un po’ per la frammentazione in varie storie con personaggi diversi, anche se le ambientazioni diverse lo arricchiscono. Oggi James Blish potrebbe scrivere una serie di romanzi sull’argomento invece che pochi racconti. Rimane il notevole sense-of-wonder dato da un’idea ben sviluppata anche entro i limiti della narrativa breve e per questo motivo penso che sia ancora un’opera da leggere.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *