Uno scorpione di mare di 340 milioni di anni fa poteva respirare aria

di Adelophthalmus pyrrhae (Foto cortesia Melanie Hopkins Photo)
di Adelophthalmus pyrrhae (Foto cortesia Melanie Hopkins Photo)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Current Biology” riporta uno studio su un fossile quasi completo di Adelophthalmus pyrrhae, una specie che visse circa 340 milioni di anni fa, nel periodo Carbonifero, nell’attuale Francia. Questa specie appartenente al gruppo degli euripteridi, gli artropodi conosciuti comunemente come scorpioni di mare. Un team di ricercatori guidato dal professor James Lamsdell della West Virginia University l’ha sottoposto a una TAC che ha permesso di crearne una ricostruzione tridimensionale. Ciò ha permesso di compierne un esame dettagliato che ha messo in luce alcune caratteristiche anatomiche del suo apparato respiratorio che indicano che poteva respirare aria. Queste conclusioni suggeriscono che anche gli antenati degli aracnidi, imparentati con gli euripteridi, nei periodi Cambriano e Ordoviciano fossero semi-terrestri.

Gli euripteridi (Eurypterida) costituiscono un gruppo estinto di artropodi le cui prime tracce fossili risalgono a circa 467 milioni di anni fa, nel periodo Ordoviciano, e potrebbero essere emersi nel periodo precedente, il Cambriano. Il soprannome scorpioni di mare è dovuto all’aspetto simile a quello degli scorpioni e al fatto che erano animali che vivevano almeno in prevalenza in acqua ma come descrizione è errata. Il gruppo degli euripteridi è separato da quello degli aracnidi e gli studi paleontologici indicano che vivevano in acque dolci.

Il genere Adelophthalmus è stato descritto per la prima volta nel 1854 con la specie Adelophthalmus Granosus. Altre specie attribuite a questo genere sono state scoperte nel corso del tempo in vari continenti indicando una notevole diffusione e un arco di tempo in cui sono esistite di oltre 120 milioni di anni. Molti fossili di quelle epoche sono frammentari, un problema tipico nel campo della paleontologia, e ciò rende complesso capire le parentele tra le varie specie. A volte, ciò porta a discussioni anche riguardo all’attribuzione dei fossili a una certa specie e all’identificazione di una nuova specie.

Un fossile quasi completo era stato scoperto in Francia e conservato in un museo di Glasgow, in Scozia, negli ultimi 30 anni. James Lamsdell aveva letto di questo fossile 25 anni fa, durante i suoi studi per il dottorato. All’epoca, gli esami avevano suggerito che si trattasse di un animale marino che occasionalmente poteva muoversi sulla terraferma ma non c’erano indizi che potessero suggerire che potesse respirare l’aria. I parenti più vicini agli euripteridi esistenti oggi sono i limuli, i quali depongono le uova sulla terraferma ma non possono respirare l’aria.

A molti anni di distanza, James Lamsdell ha avuto l’idea di usare le moderne tecnologie per riesaminare un fossile conosciuto da tempo, come sta succedendo sempre più spesso negli ultimi anni. Per fare ciò, ha interprellato la collega Victoria McCoy dell’Università del Wisconsin a Milwaukee. Assieme anche a Opal Perron-Feller dell’Oberlin College e Melanie Hopkins del Museo di Storia Naturale Americana, hanno sottoposto il fossile a una TAC che ha permesso di crearne una ricostruzione tridimensionale che è stata esaminate nei dettagli con risultati molto interessanti.

In particolare, l’interesse dei ricercatori si è concentrato sulle trabecole, strutture che collegano diverse parti delle branchie dell’esemplare di Adelophthalmus pyrrhae. Sono strutture che oggi esistono ancora nei ragni e negli scorpioni. Nel caso di questa specie di euripteridi, permettevano alle branchie di non collassare quando uscivano dall’acqua e quindi di respirare l’aria.

La presenza delle trabecole sia in questo scorpione di mare che in moderni aracnidi indica che potrebbero essersi sviluppate in antenati comuni. Come i limuli fanno ancora, è possibile che spostarsi sulla terraferma fosse inizialmente vantaggioso per poter deporre le uova in un luogo più tranquillo. Ciò perché quel comportamento potrebbe essere iniziato prima che la terraferma venisse colonizzata da molte specie animali.

Ancora una volta, l’applicazione di tecnologie moderne nel campo della paleontologia ha offerto nuove informazioni su un fossile, in questo caso conosciuto da decenni. James Lamsdell intende continuare a studiare l’esemplare di Adelophthalmus pyrrhae per capire meglio come vivesse, ad esempio esaminando le caratteristiche delle zampe per ottenere informazioni sul loro utilizzo. Un esemplare quasi completo può essere davvero molto utile ai paleontologi.

Scansioni di Adelophthalmus pyrrhae (Immagini cortesia WVU Photo/James Lamsdell)
Scansioni di Adelophthalmus pyrrhae (Immagini cortesia WVU Photo/James Lamsdell)

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