Pet Sematary di Stephen King

Pet Sematary di Stephen King
Pet Sematary di Stephen King

Il romanzo “Pet Sematary” di Stephen King è stato pubblicato per la prima volta nel 1983. In Italia è stato pubblicato da Sperling & Kupfer nel n. 266 di “Pandora” e nel n. 32 di “Superbestseller” e riprodotto nelle edizioni del Club degli Editori e di Pickwick, tutte nella traduzione di Hilia Brinis.

Louis Creed è un medico che ha appena trovato un buon lavoro presso l’Università del Maine e si trasferisce in una casa vicina alla cittadina di Ludlow assieme alla moglie Rachel, ai loro due bambini Ellie e Gage e al gatto Winston Churchill detto Church. Una coppia di anziani, Jud e Norma Crandall, vive vicino a loro e sembrano vicini amichevoli. Per molti versi è una situazione ideale anche se la casa è vicina a una strada percorsa da camion ma inizialmente i problemi sono altri.

L’inizio del lavoro di Louis nel campus dell’Università viene turbato quando gli viene portato Victor Pascow, uno studente vittima di un incidente con ferite talmente gravi che Louis può solo vederlo morire davanti ai suoi occhi mentre dice parole apparentemente sconnesse. Anche la sua vita di coppia viene turbata quando Rachel si arrabbia moltissimo dopo che Jud ha portato la loro famiglia in un cimitero degli animali vicino alla casa perché teme che Ellie possa fare domande scomode. Tutta la famiglia sarà ben presto costretta a confrontarsi con la morte.

Nel 1902 William W. Jacobs pubblicò il racconto breve “La zampa di scimmia” (“The Monkey’s Paw), in cui in seguito a un incantesimo una zampa di scimmia mummificata permette di esaudire tre desideri. Tuttavia, le conseguenze sono terribili, al punto che alla fine la famiglia protagonista deve usare il terzo desiderio per annullare il secondo con le sue orrende conseguenze. Il racconto è diventato un classico che ha ispirato altre opere e anche Stephen King ha preso spunto da essa, arrivando a citarla all’interno di “Pet Sematary”.

Il romanzo comincia con quella che sembra una famigliola felice che si è appena trasferita in quello che sembra davvero un bel posto per vivere. L’idillio non dura molto a causa di alcuni eventi nefasti ma la prima parte del romanzo non è esattamente horror dato che riguarda il rapporto personale dei personaggi con la morte. Non ci sono elementi esplicitamente soprannaturali ma i toni diventano cupi perché il tema è doloroso e le perdite subite da Louis e Rachel hanno portato loro tanto dolore.

Nella seconda metà l’elemento soprannaturale emerge potente in modo molto duro. Louis è un medico ed è costretto ad avere a che fare con la morte ma sa di non avere i mezzi per sconfiggerla e che ogni vittoria è solo temporanea. Ma se ci fosse davvero un modo per sconfiggere la morte? Louis ha buone intenzioni, quelle che lastricano la via per l’inferno, quella su cui Louis si incammina scendendo sempre di più in un abisso dal quale in realtà egli stesso non vuole uscire.

Nella sua esplorazione dei temi di perdita e dolore legati alla morte, Stephen King parla di cosa potrebbe fare una persona per poter riavere qualcuno che ama. Nella sua discesa verso un horror sempre più angosciante pagina dopo pagina, “Pet Sematary” esplora anche le motivazioni di Jud e di Louis mentre fanno ciò che fanno. L’autore mostra anche le reazioni, con i loro lati oscuri, di altri personaggi che contribuiscono a mantenere il lettore coinvolto nella storia ma anche ai toni sempre più cupi della tragedia della famiglia Creed.

Per questi motivi “Pet Sematary” è sia un horror soprannaturale che psicologico. Secondo me Stephen King ha mescolato molto bene i due elementi ottenendo un romanzo che può davvero disturbare il lettore. La prima parte tende ad avere un ritmo lento ma serve a costruire le basi della storia con momenti di cui si può vedere pienamente il senso solo andando avanti con la lettura.

Da questo romanzo è stato tratto il film “Cimitero vivente” (“Pet Sematary”) del 1989, sceneggiato dallo stesso Stephen King e con due canzoni dei Ramones, e un recente film intitolato “Pet Sematary”.

“Pet Sematary” è un romanzo che può diventare difficile da leggere man mano che i toni diventano sempre più cupi e gli eventi soprannaturali diventano sempre più spaventosi. Tuttavia, secondo me vale la pena affrontare l’angoscia che può derivare perché Stephen King non ha scritto solo una storia di morti brutali ma l’ha fatto in un modo che può stimolare riflessioni sul nostro rapporto con la morte. Per questi motivi ne consiglio la lettura anche a chi non è fan del genere horror.

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