Il Medusavirus è un virus gigante con caratteristiche strane anche per quel tipo di organismo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Virology” riporta la scoperta di un nuovo virus gigante che è stato chiamato Medusavirus. Un team di ricercatori l’ha scoperto in sorgenti calde nel Giappone settentrionale, dove si riproduce infettando amebe della specie Acanthamoeba castellanii. La particolarità del Medusavirus è che ha come effetto la formazione di cisti nelle amebe infette, che porta allo sviluppo di una copertura protettiva.

Da ormai 15 anni nuove specie di virus giganti vengono scoperte e ormai diverse decine sono conosciute, pian piano raggruppate in diverse famiglie. Alcuni anni fa è stata proposta la creazione di un gruppo tassonomico chiamato grandi virus nucleo-citoplasmatici a DNA (Nucleocytoplasmic large DNA viruses, NCLDV), anche se al momento non vi è alcuna certezza che essi abbiano un unico antenato comune. L’unica cosa che sicuramente hanno in comune è una dimensione enorme per gli standard dei virus, tanto che il primo scoperto era stato classificato come batterio e solo dopo anni la sua reale natura era stata chiarita.

Il Medusavirus ha alcune caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri virus giganti conosciuti e per questo motivo i suoi scopritori hanno proposto la creazione di una nuova famiglia chiamata Medusaviridae. L’immagine (G. Yoshikawa et al./J. Virol. 2019 (CC BY 4.0)) mostra il Medusavirus al microscopio elettronico (a), la parte centrale della ricostruzione tridimensionale del Medusavirus (b), l’ingrandimento della parte nel rettangolo giallo (c), la ricostruzione tridimensionale del Medusavirus (d) e l’ingrandimento della parte della ricostruzione nel rettangolo nero (e).

Quella che forse è la caratteristica più interessante del Medusavirus è forse la sua capacità di codificare tutti i 5 istoni, proteine chiave nel compattare il DNA all’interno del nucleo tipiche degli organismi eucarioti. Una possibilità è che gli antenati degli eucarioti abbiano acquisito i geni per codificare gli istoni da antichi virus.

Le amebe che vengono infettate dal Medusavirus codificano molti geni omologhi, che significa identici a quelli di questo virus gigante. Per questi e altri motivi legati alle caratteristiche di questi organismi i ricercatori ritengono che vi sia stato un trasferimento genico orizzontale, con la conseguenza che l’infezione da Medusavirus ha lasciato alcuni geni nell’ameba e il virus gigante ne ha catturati alcuni dal suo ospite.

Per questi motivi, lo studio del Medusavirus è particolarmente interessante per capire meglio i meccanismi di coevoluzione, il processo che avviene con l’evoluzione di due organismi strettamente connessi come questo virus gigante e la specie di ameba da essa infettata. Potrebbe anche fornire tracce del possibile ruolo dei virus nell’evoluzione degli eucarioti. Da anni ci sono studi sui geni che organismi multicellulari hanno assorbito da virus e questo tipo di processo potrebbe averne influenzato l’evoluzione già in tempi remoti. I virus vengono associati alle malattie perché si tratta di organismi parassiti ma le loro interazioni con gli organismi infettati possono essere più complesse.

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