Lo stenotterigio era un rettile marino del Giurassico che secondo una ricerca era a sangue caldo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta un’analisi molecolare e microstrutturale di un fossile di stenotterigio, un rettile marino che apparteneva all’ordine degli ittiosauri e visse circa 180 milioni di anni fa. Un team di ricercatori ha esaminato un fossile trovato nel giacimento di Holzmaden, in Germania, di cui anche vari tessuti molli si erano fossilizzati. Ciò ha permesso di trovare tracce chimiche coerenti con tessuto adiposo analogo al grasso di balena e di altri mammiferi acquatici o semi-acquatici, tutte specie a sangue caldo. La conclusione è che anche lo stenotterigio fosse a sangue caldo.

Lo stenotterigio (Stenopterygius) è un genere di ittiosauri che vissero nel periodo Giurassico inferiore e medio nell’odierna Europa. Era simile ai rettili del genere Ichthyosaurus che danno il nome a tutto l’ordine ma per alcune caratteristiche diverse è stato classificato in un genere a parte. Alcuni fossili come quelli del giacimento tedesco di Holzmaden hanno un livello di conservazione straordinario che nel corso degli anni ha permesso di scoprire alcune caratteristiche specifiche degli stenotterigi.

In particolare, sono i tessuti molli che in molti esemplari di stenotterigio si sono fossilizzati, un evento fuori dal normale che ha permesso di vedere una serie di similitudini tra le loro caratteristiche fisiche e quelle di animali odierni come delfini e tonni. Lo scheletro di una femmina che stava dando alla luce un neonato mostra come questi ittiosauri fossero ovovivipari, cioè che le uova maturassero all’interno del corpo della madre, e che i neonati uscivano partendo dalla coda, proprio come i cetecei moderni, un adattamento che impediva che si soffocassero durante la nascita.

Johan Lindgren, professore associato alla Lund University in Svezia e primo autore di quest’articolo, ha assemblato un team per analizzare uno dei migliori fossili di stenotterigio, catalogato come MH 432 e parte della collezione di un museo di Holzmaden. L’immagine (cortesia Johan Lindgren. Tutti i diritti riservati) mostra una foto del fossile e una sua rappresentazione diagrammatica per un totale di circa 85 cm di lunghezza, circa metà della lunghezza originale di quest’animale.

La conservazione di parti della pelle di quest’esemplare di stenotterigio rende possibile osservare strati cellulari individuali al suo interno. Tecnologie moderne, nello specifico alcune forme di spettrometria, assieme ad analisi al microscopio aiutano a capire le caratteristiche della pelle di quest’ittiosauro perché indicano quali proteine o prodotti del loro decadimento sono presenti al suo interno.

Tra le scoperte c’è quella di prove della presenza di tessuto adiposo sottocutaneo analogo al grasso di balena e di altri animali a sangue caldo chiamato in inglese blubber. Le varie caratteristiche della pelle sono decisamente più simili a quelle dei mammiferi che a quelle dei rettili, anche perché lo studio mostra che aveva perso le scaglie, una caratteristica utile per migliorare la manovrabilità sotto’acqua e limitarne la resistenza fluidodinamica.

Da molto tempo c’erano paleontologi che sospettavano che gli stenotterigi possedessero quel tipo di tessuto adiposo ma la semplice osservazione dei fossili non costituiva una prova del livello di questa nuova analisi chimica. Questa conferma è la più recente riguardante il fatto che gli ittiosauri fossero a sangue caldo e non erano gli unici rettili acquatici: un articolo pubblicato nel maggio 2016 sulla rivista “Palaeontology” descriveva una ricerca la cui conclusione è che i mosasauri erano a sangue caldo.

Nel caso dell’esemplare di stenotterigio sono stati compiuti esami spettrometrici di vario tipo ma c’è comunque il rischio di falsi positivi causati da una contaminazione avvenuta dopo la sua morte. Esaminare altri esemplari la cui pelle è in uno stato di conservazione sufficiente offrirebbe una verifica alla conclusione del team di Johan Lindgren. Questo tipo di esami è ancora relativamente nuovo nel campo della paleontologia perciò ulteriori studi sono assolutamente necessari.

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