Un nuovo studio indica che vi furono vari incroci tra Homo sapiens e Neanderthal

Cranio di Homo Sapiens e di Neanderthal (foto ©hairymuseummatt)
Cranio di Homo Sapiens e di Neanderthal (foto ©hairymuseummatt)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Ecology & Evolution” descrive una ricerca sulla quantità di incroci avvenuti tra Homo sapiens e Neanderthal. Fernando A. Villanea e Joshua G. Schraiber dell’Università di Temple hanno offerto una serie di prove a sostegno della tesi degli incroci multipli. Fabrizio Mafessoni del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (MPI-EVA) di Lipsia, in Germania, ha pubblicato sulla stessa rivista un articolo di commento alla ricerca facendo notare come quella tesi sia in accordo con le prove sempre maggiori di incroci tra diversi ominidi.

La ricostruzione delle origini e dell’evoluzione dell’Homo sapiens ma anche di altri ominini è stata resa più complessa dopo che i progressi nelle ricerche genetiche hanno evidenziato che gli esseri umani moderni possiedono una certa quantità di geni ereditati da altre specie. In particolare, gli umani non africani viventi possiedono circa il 2% o più di geni ereditati dai Neanderthal. Alcune etnie possiedono geni ereditati da un’altra specie, i Denisova, e altre tracce genetiche fanno pensare ad altri antichi incroci.

I geni di Neanderthal sono decisamente quelli più abbondanti e diffusi tra gli umani moderni e la loro scoperta ha stimolato nuove ricerche sui possibili incroci tra le due specie. Ciò significa anche ricostruire le migrazioni delle varie popolazioni per capire quando e quante volte possano essersi incontrate. I Neanderthal vivevano da lungo tempo in Europa e nell’Asia Orientale quando gruppi di Homo sapiens hanno cominciato a emigrare dall’Africa incontrandoli.

Per cercare di capire meglio gli incroci tra le due specie, Fernando A. Villanea e Joshua G. Schraiber hanno analizzato dati raccolti nel corso del 1000 Genomes Project che, lanciato nel 2008, è stato uno studio internazionale con lo scopo di creare il catalogo più completo delle varianti genetiche umane. Gli individui asiatici possiedono mediamente più geni di Neanderthal rispetto agli europei, un risultato che conferma precedenti ricerche.

Lo studio di quei genomi ha usato anche simulazioni per cercare di capire come il DNA potrebbe essere stato condiviso in seguito a quel tipo di incroci. I modelli ottenuti, anche grazie all’uso di software di apprendimento automatico per analizzare i dati, indicano che vi furono diversi incroci tra umani moderni e Neanderthal. Probabilmente in diversi periodi alcune popolazioni delle due specie si sono incontrate e incrociate.

Un problema in questa ricostruzione è che i modelli sono basati su una neutralità dei geni ereditati dai Neanderthal. In realtà è possibile che parte di quei geni fossero deleteri e un articolo pubblicato nel novembre del 2016 sulla rivista “PLOS Genetics” descriveva una ricerca sui geni presenti negli esseri umani moderni non africani ereditati dai Neanderthal concludendo che solo una piccola quantità di essi sono rimasti nel DNA degli umani moderni.

Un altro problema è che è possibile che alcuni geni che sono stati attribuiti ai Neanderthal invece siano stati ereditati dai Denisova, un’altra specie di ominini con la quale sia Homo sapiens che Neanderthal si sono a loro volta incrociati. Questa complessità di incroci è stata sottolineata Fabrizio Mafessoni nel suo articolo. In sostanza, questa ricerca offre nuovi dettagli su una parte della complessa storia della specie umana, fatta di migrazioni con tanti incontri tra popolazioni di specie diverse la cui progenie ha lasciato nel nostro DNA tracce che stiamo pian piano ricostruendo.

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