Gli antichi uccelli elefante avevano caratteristiche di uccelli notturni e forse ciechi

Ricostruzione di uccelli elefante (Immagine cortesia John Maisano for the University of Texas at Austin Jackson School of Geosciences. Tutti i diritti riservati)
Ricostruzione di uccelli elefante (Immagine cortesia John Maisano for the University of Texas at Austin Jackson School of Geosciences. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences” descrive una ricostruzione digitale del cervello di due specie appartenenti alla famiglia di quelli che sono chiamati uccelli elefante. Christopher Torres dell’Università del Texas a Austin e la sua collega Julia Clarke hanno sottoposto crani appartenenti alle specie Aepyornis maximus e Aepyornis hildebrandti a una TAC per analizzare la struttura dei cervelli concludendo che si trattava di animali notturni e forse ciechi.

Gli uccelli elefante sono quelli appartenenti alla famiglia Aepyornithidae. Oggi sono estinti ma secoli fa erano diffusi in Madagascar in varie specie che si sono estinte nel corso del tempo, forse anche a causa delle attività umane. Il soprannome deriva forse da una descrizione di Marco Polo, il quale menzionò uccelli giganti visti in Madagascar.

Oggi rimangono poche descrizioni degli uccelli elefante e i loro resti e ne sappiamo poco. Nel caso del genere Aepyornis ci sono state anche varie discussioni nel corso del tempo sull’esatto numero di specie esistite che ne facevano parte e la loro classificazione potrebbe cambiare ancora. Gli autori di questa ricerca hanno considerato valida l’esistenza delle specie Aepyornis maximus e Aepyornis hildebrandti.

Si trattava di uccelli inadatti al volo e gli scienziati generalmente ritenevano che i loro comportamenti fossero simili a quelli di altri uccelli di grosse dimensioni come gli emù e gli struzzi. Christopher Torres e Julia Clarke hanno provato a studiare la struttura dei cervelli di due specie che potevano anche superare i 3 metri di altezza, Aepyornis maximus e Aepyornis hildebrandti.

I crani degli uccelli sono un ottimo oggeto di studio perché sono molto aderenti ai loro cervelli con la conseguenza che le curve ossee riproducono la struttura cerebrale. Quelli esaminati in questa ricerca hanno mostrato che il lobo ottico era molto ridotto e quasi assente nella specie Aepyornis maximus, simile in particolare a quello del kiwi, che è un uccello molto più piccolo ed è praticamente cieco.

Al contrario, il bulbo olfattivo, la parte del cervello che processa il senso dell’olfatto, è risultata ampia nell’Aepyornis maximus. Si tratta di una caratteristica tipica degli animali che vivono nelle foreste. L’Aepyornis hildebrandti aveva un bulbo olfattivo più piccolo e ciò suggerisce che viveva nelle praterie e forse era più attivo al tramonto che a notte fonda.

Questi risultati sono sorprendenti e possono aiutare a ricostruire la storia ecologica del Madagascar. Non sono passati molti secoli da quando gli uccelli elefante vivevano in un ambiente che è cambiato e sarebbe utile capire quanta influenza abbiano avuto le attività umane per fornire altre informazioni che serviranno a prevedere meglio i cambiamenti futuri.

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