Forse i mesosauri non erano del tutto acquatici

Concetto artistico di mesosauro nel suo ambiente (Immagine cortesia Roman Yevseyev e Graciela Piñeiro. Tutti i diritti riservati)
Concetto artistico di mesosauro nel suo ambiente (Immagine cortesia Roman Yevseyev e Graciela Piñeiro. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Frontiers in Ecology and Evolution” descrive una ricerca sui mesosauri, i più antichi rettili di cui è conosciuto l’adattamento alla vita acquatica. Un team di ricercatori ha compiuto un’accurata analisi di una serie di fossili concludendo che le ossa degli adulti hanno somiglianze con quelle di animali terrestri e ciò suggerisce che essi fossero semi-acquatici mentre i cuccioli erano acquatici. Si tratta di un risultato ottenuto esaminando fossili di individui di varie età, un tipo di studio che può rivelare cambiamenti che avvengono con la crescita degli individui di una specie.

I mesosauri costituiscono un genere di rettili che vissero nel periodo Permiano, tra 299 e 251 milioni di anni fa circa. Una specie chiamata Mesosaurus tenuidens è conosciuta, i cui fossili sono stati scoperti sia in Africa che in Sud America e descritti per la prima volta oltre 150 anni fa. Tuttavia, per molto tempo i paleontologi hanno ritenuto che gli adulti fossero lunghi attorno a un metro ma nella formazione Mangrullo in Uruguay sono stati scoperti esemplari lunghi circa il doppio.

La professoressa Graciela Piñeiro, una delle autrici di questa ricerca, ha spiegato che le condizioni ambientali nella formazione Mangrullo erano dure perciò sarebbe stato difficile per un mesosauro raggiungere un’età sufficientemente avanzata da giustificare una dimensione relativamente notevole. Ha anche fatto notare che i fossili di questi mesosauri molto grandi erano in uno stato decisamente peggiore rispetto a quelli più piccoli e ciò suggerisce che abbiano subito una notevole esposizione all’aria quando sono morti.

I ricercatori hanno esaminato un totale di 40 scheletri di mesosauri di varie lunghezze per valutare i loro adattamenti alla vita acquatica. Essi sono stati confrontati con scheletri di altri rettili del periodo Permiano, 4 di Hovasaurus boulei, un’altra specie acquatica, 2 di Thadeosaurus colcanapi, una specie terrestre, e 4 di Claudiosaurus germaini, una specie che forse era semi-acquatica. Altri dati d’archivio usati nella ricerca hanno riguardato specie esistenti di rettili come il caimano comune (Caiman crocodilius) e varani delle specie Varanus bengalensis e Varanus salvator.

Il risultato delle analisi di alcune caratteristiche anatomiche come quella del tarso, l’insieme delle ossa del piede nell’area della caviglia, alcune vertebre e altre mostrano differenze tra i mesosauri adulti e quelli più giovani. Il confronto con altre specie di rettili suggerisce che i mesosauri adulti trascorressero più tempo sulla terraferma mentre quelli più giovani avessero una vita acquatica.

Le dure condizioni ambientali in cui vivevano i mesosauri potrebbero spiegare la scarsità di individui anziani e dimensioni relativamente notevoli. Il fatto che trascorressero tempo sulla terraferma spiegherebbe la qualità inferiore dei fossili con una preservazione peggiore causata dall’esposizione all’aria.

In conclusione, i mesosauri potrebbero essere stati parzialmente anfibi e la professoressa Graciela Piñeiro ha fatto notare l’importanza dello studio di fossili che rappresentano l’intera popolazione di una specie con un’ampia gamma di cuccioli e adulti per stabilire correttamente il loro stile di vita.

Questa ricerca è stata condotta esaminando ben 40 scheletri di mesosauri ma nel campo della paleontologia può capitare di trovare un solo esemplare di una specie e pure incompleto. Ciò può fare tutta la differenza nel comprendere come viveva una certa specie ed è uno dei motivi per cui possono esserci controversie riguardo a certi studi. Le interpretazioni riguardanti una specie possono essere usate nello studio di specie simili perciò hanno ramificazioni che possono essere davvero importanti e questa ricerca sottolinea l’importanza di una visione completa in quelle interpretazioni.

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