Rito di passaggio di Alexei Panshin

Rito di passaggio di Alexei Panshin (edizione americana)
Rito di passaggio di Alexei Panshin (edizione americana)

Il romanzo “Rito di passaggio” (“Rite of Passage”) di Alexei Panshin è stato pubblicato per la prima volta nel 1968. Ha vinto il premio Nebula come miglior romanzo dell’anno. In Italia è stato pubblicato da Fanucci nel n. 6 di “Orizzonti. Capolavori di Fantasia e Fantascienza” e da Mondadori nel n. 184 di “Urania Collezione” nella traduzione di Alfredo Pollini.

Per Mia Havero è arrivato il momento di cominciare ad addestrarsi per la Prova, il rito di passaggio che ogni abitante della Nave deve affrontare al compimento dei 14 anni. Assieme a un gruppo di coetanei, verrà lasciata per un mese su un pianeta-colonia, dove dovrà sopravvivere per un mese grazie alle sue abilità. I sopravvissuti verranno considerati adulti.

Nel corso di due anni, Mia e i suoi coetanei devono continuare a frequentare le normali lezioni ma cominciano anche a imparare tutto ciò che sarà loro utile per sopravvivere nel corso della Prova. Per ragazzini cresciuti su una Nave, l’idea di trascorrere un mese su un pianeta abitato da quelli che per loro sono “Mangiafango” è piuttosto sconvolgente e quando partecipa a una missione commerciale assieme a suo padre la sua opinione sui coloni non migliora.

“Rito di passaggio” è innanzitutto una storia di maturazione raccontata in prima persona dalla protagonista Mia Havero dopo gli eventi. Questo racconto inizia fornendo alcune spiegazioni riguardanti la Nave, la distruzione della Terra sovrappopolata, come i sopravvissuti si sono sparsi nello spazio nelle Grandi Navi e hanno trasportato parte di essi su una serie di pianeti in vari sistemi stellari.

La divisione della società umana tra gli abitanti delle Navi e i coloni dei pianeti è uno dei problemi dell’umanità della fine del XXII secolo. Scienza e tecnologia appartengono alle Navi, dove la vità è regolata a causa dello spazio limitato ma è comunque confortevole, mentre i coloni non sono riusciti a progredire perciò la loro vita è dura. Tra Navi e coloni ci sono scambi commerciali ma i rapporti tra i due rami dell’umanità sono tipicamente tesi e pieni di pregiudizi.

I rapporti tra navi e Coloni sono tra gli argomenti usati da Alexei Panshin per sviluppare temi etici e morali legati a società e politica. Alcuni riguardano le leggi della Nave, dove la vita è confortevole grazie alla tecnologia elevata ma in alcuni casi è rigidamente regolamentata perché le risorse sono limitate. La Nave è in realtà un asteroide nel quale è stato scavato un habitat perciò la popolazione dev’essere controllata.

Il padre di Mia Havero è il presidente del Consiglio della Nave e ciò le dà la possibilità di essere vicina alle decisioni importanti e di discuterle con lui. Ad esempio, tra i vari eventi di cui parla Mia c’è la prosecuzione di una donna che ha deciso di avere un figlio violando le leggi della Nave. Ciò permette ad Alexei Panshin di fornire una serie di particolari sulle norme che riguardano le famiglie e la procreazione.

C’è un po’ d’azione nella parte finale di “Rito di passaggio”, quella in cui Mia Havero ricorda la sua Prova ma anche in questo caso ci sono di mezzo temi etici e morali. Sul pianeta Tintera, Mia e i suoi coetanei hanno a che fare con i nativi che hanno creato una società molto diversa da quella della Nave. Tuttavia, alla fine le singole persone possono essere buone o cattive esattamente come gli abitanti della Nave.

L’esperienza fatta da Mia e dai suoi coetanei li porta a formare le loro opinioni e a prendersi le loro responsabilità di adulti all’interno della società della Nave. Ciò può anche significare pensarla diversamente rispetto ai propri genitori, un ulteriore spunto di riflessione per quanto riguarda i rapporti tra gli abitanti della Nave e quelli con i coloni.

Tutto ciò rende “Rito di passaggio” un romanzo dal ritmo in genere piuttosto lento, decisamente orientato alle idee con tante conversazioni tra i personaggi. È raccontato dalla protagonista che, per sua stessa ammissione, ad anni di distanza non ha ricordi perfetti degli eventi perciò va considerata un narratore inaffidabile. Alexei Panshin non era interessato a scrivere una cronaca fedele bensì a sviluppare certi temi perciò i personaggi sono funzionali a quello scopo.

Il risultato è un romanzo che dal punto di vista emotivo ha alti e bassi: spesso è piatto, in altri casi ci sono parti incentrate sui rapporti tra alcuni personaggi e alcune in cui Mia deve affrontare certe sue paure in cui le emozioni sono importanti. Complessivamente, “Rito di passaggio” è intrigante soprattutto dal punto di vista intellettuale per tutti gli spunti di riflessione che offre. Se ciò vi interessa, credo che dobbia considerarlo un romanzo da leggere.

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