Terminal Mind di David Walton

Terminal Mind di David Walton
Terminal Mind di David Walton

Il romanzo “Terminal Mind” di David Walton è stato pubblicato per la prima volta nel 2008. Ha vinto il Philip K. Dick Award. È al momento inedito in Italia.

Mark McGovern è il figlio di un ricco politico perciò la sua vita è decisamente più agiata della media eppure il suo migliore amico è Darin Kinsley, che appartiene a una classe sociale con cui in genere i ricchi evitano rapporti personali. La situazione per i due diventa complicata quando rilasciano in rete un super-virus del tipo chiamato “slicer”.

Quell’evento ha una serie di conseguenze e ramificazioni importanti che aggiungono tensione a Philadelphia, una delle città-stato emerse dalla frammentazione dei vecchi USA. Una situazione politica e sociale che era già instabile rischia di diventare incendiaria e i tentativi di distruggere lo slicer fanno pian piano emergere verità a dir poco scomode.

“Terminal Mind” è un romanzo che mette assieme parecchie idee in campi che vanno da quelli politici e sociali a quelli tecnologici. Ambientato in un futuro in cui gli USA non esistono più, offre un ritratto di una Philadelphia in cui c’è una forte divisione tra ricchi e poveri. Quando c’è la necessità di ricorrere ai progressi nelle biotecnologie e acquistare ad esempio modifiche fisiche solo i ricchi possono permettersi il meglio mentre i poveri devono acconentarsi di soluzioni di qualità molto inferiore.

Si tratta di un futuro per molti versi distopico in cui la situazione politica e sociale di Philadelphia genera parecchie tensioni. I rapporti interpersonali sono spesso caratterizzati dalla violenza e alcuni personaggi sembrano psicopatici per la facilità con cui la usano. Nonostante questi problemi, ci sono ancora progressi tecnologici ma anche in quel campo ci sono problemi, ad esempio nel perfezionare l’upload, il trasferimento di una mente umana in un computer.

Tutte queste idee messe assieme danno a “Terminal Mind” un notevole potenziale ma forse sono troppe per un romanzo lungo meno di 300 pagine, tanto più perché racconta diverse sottotrame che seguono una serie di personaggi più o meno importanti, forse anche troppi. Forse è uno dei casi in cui un romanzo più lungo avrebbe permesso uno sviluppo maggiore delle idee e dei personaggi ma il problema è anche nel modo in cui David Walton ha riempito le pagine.

Di “Terminal Mind” mi sono rimasti impressi soprattutto i rapporti interpersonali, tipicamente complicati, con tanti dialoghi non sempre utili che non fanno altro che rallentare il ritmo. Una conseguenza è che alla fine mi importava poco o nulla del destino dei personaggi.

Secondo me anche se avesse voluto mantenere la stessa lunghezza, David Walton avrebbe potuto concentrarsi maggiormente sugli elementi importanti del romanzo. Ciò avrebbe reso più efficaci i molti eventi e colpi di scena che comunque sono presenti. Il romanzo dovrebbe essere anche un thriller e a volte disturba per la brutalità di certi atti ma per me non mantiene la tensione.

La lettura di “Terminal Mind” per me è stata a volte frustrante perché le premesse erano intriganti con la proiezione sia delle tendenze positive che negative nel futuro. Il romanzo infatti mostra sia progressi verso un potenziale transumanesimo che le tendenze al tribalismo.

In questi casi le aspettative possono influenzare molto le impressioni perciò a una parte dei lettori una storia basata soprattutto sulle relazioni interpersonali può andare benissimo. Presumo che questo sia il motivo per cui “Terminal Mind” ha vinto il Philip K. Dick Award.

Personalmente ero più interessato agli sviluppi tecnologici verso il transumanesimo ma in questo romanzo sembrano poco più che accennati e usati nello sviluppo di storie di esseri umani che spesso non sono neppure interessati a migliorarsi. Ad esempio, sono disponibili (ai ricchi, s’intende…) modificazioni fisiche usate per motivi estetici.

Il risultato è che il futuro descritto è abbastanza deprimente. Per certi versi è un futuro realistico pensando a certi usi delle nuove tecnologie ma per me “Terminal Mind” finisce per essere solo un’altra distopia tecnologica. Se vi va bene così il romanzo potrebbe piacervi.

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