Doctor Who – Time and the Rani

Doctor Who - Time and the Rani
Doctor Who – Time and the Rani

“Time and the Rani” è la prima avventura della ventiquattresima stagione della serie classica di “Doctor Who” trasmessa nel 1987. Segue “The Ultimate Foe” ed è composta da quattro parti, scritta da Pip e Jane Baker e diretta da Andrew Morgan.

La storia

Il Tardis è sotto attacco da parte della Rani (Kate O’Mara) e precipita sul pianeta Lakertya. Subito dopo essersi rigenerato, il Settimo Dottore (Sylvester McCoy) viene portato nel laboratorio della Rani, che fa finta di essere Melanie Bush (Bonnie Langford) per approfittare della sua confusione post-rigenerazione. Lo stato di amnesia del Dottore viene aumentato da droghe e non si rende conto che la sua nemica lo sta convincendo ad aiutarla in uno dei suoi piani criminali.

Quando Mel si risveglia nel Tardis e non trova il Dottore, va alla sua ricerca ma deve affrontare una serie di pericoli. L’area è piena di trappole piazzate dalla Rani e ci sono i Tetrap, mostri che servono la Time Lady rinnegata. Mel scopre che gli abitanti di Lakertya sono asserviti alla Rani ma alcuni stanno cercando di organizzare la resistenza per riprendere il controllo sul loro pianeta.

Extra

Questo DVD contiene una buona quantità di extra. Sono presenti contenuti tipici come una galleria di immagini tratte da quest’avventura, i sottotitoli della produzione, i Radio Time Billings e un promo dei DVD di “Doctor Who” pubblicati prossimamente.

Sono presenti nella traccia audio alternativa degli episodi commenti all’avventura da parte dei protagonisti Sylvester McCoy e Bonnie Langford e degli autori Pip e Jane Baker.

The Last Chance Saloon. Un documentario di quasi mezz’ora sulla produzione di quest’avventura.

7D FX. Un mini-documentario di circa 11 minuti sugli effetti speciali utilizzati in quest’avventura.

Helter-Skelter. Un mini-documentario di quasi 10 minuti sulla creazione della nuova grafica della sigla di “Doctor Who”.

Lakertya. Il concetto originale del pianeta Lakertya confrontato con quello creato per volontà del regista Andrew Morgan. È un extra molto breve ma contribuisce a capire le differenze tra le idee sviluppate in origine da Pip e Jane Baker e il prodotto finale.

Hot Gossip. L’attrice Kate O’Mara parla dei pettegolezzi che lei e i suoi colleghi raccontavano nel corso delle riprese.

On Location. Un servizio dell’epoca girato nei luoghi delle riprese.

Blue Peter. Sylvester McCoy partecipa a “Blue Peter” dopo essere stato scelto per interpretare il Dottore.

Ci sono 3 “uova di Pasqua”: una mostra una versione alternativa della scena della rigenerazione, una è il racconto da parte di Kate O’Mara di un problema agli occhi avuto durante le riprese e uno mostra una connessione tra Sylvester McCoy e 007.


Il primo tentativo da parte dei dirigenti della BBC di cancellare “Doctor Who” era fallito grazie alle proteste del fandom ma per la ripresa della serie vennero fatti vari cambiamenti, a cominciare da quello del protagonista. Colin Baker venne scaricato senza tante cerimonie e Sylvester McCoy venne selezionato per interpretare il nuovo Dottore. Quello fu solo l’elemento più palese di una sorta di tempesta perfetta che colpì la produzione creando una serie di problemi in particolare a quest’avventura.

Pip e Jane Baker avevano già scritto varie sceneggiature per “Doctor Who” ma avevano scritto la nuova avendo in mente il Sesto Dottore. Modifiche, anche importanti, alle sceneggiature, erano normali ma in situazioni normali gli autori lavoravano assieme al produttore e allo script editor, invece in questo caso le comunicazioni furono uno dei problemi.

Andrew Cartmel era appena stato assunto come script editor della serie, la sceneggiatura dei Baker gli sembrò fuori moda e chiese varie modifiche. Come se ciò non bastasse, il regista Andrew Morgan aggiunse alcune ulteriori modifiche, una situazione che rese la storia un ibrido tra le idee degli autori, dello script editor e del regista.

Normalmente, se tra le persone che devono sviluppare una storia ci sono contrasti interni, il produttore è quello che deve prendere le decisioni finali sul suo sviluppo ma anche John Nathan-Turner venne coinvolto nel caos di quel periodo. L’accordo con i dirigenti della BBC era che sarebbe passato a un altro progetto ma in quella situazione nessuno era disponibile a sostituirlo perciò gli venne imposto di rimanere nel suo ruolo. In quel momento non se la sentiva di dimettersi dalla BBC per lavorare come freelance perciò si trovò a occupare un ruolo che non voleva in una pessima situazione con conseguenze negative.

Con tutti questi problemi, il comprensibile rifiuto di Colin Baker di partecipare alla scena della rigenerazione fu quello minore. Sylvester McCoy indossò una parrucca bionda e fu l’unico attore nella scena della rigenerazione, che venne girata usando sapienti angoli e qualche effetto speciale per simulare la trasformazione dal Sesto al Settimo Dottore. Fu così che avvenne il suo esordio, spostato nel palinsesto al lunedi, dove le sue avventure vennero trasmesse contro la soap opera di grande successo “Coronation Street”.

“Time And The Rani” doveva essere un’avventura sviluppata su basi serie come la civiltà decadente del pianeta Lakertya i cui abitanti sono ormai abulici e vengono facilmente asserviti dalla Rani. Di questi concetti rimasero solo alcuni accenni nella versione finale, in cui la trama era spogliata di vari elementi appiattendola.

Alla fine, “Time And The Rani” diventò sostanzialmente una commedia ma solo per l’eliminazione di molti elementi di altro tipo. Nelle avventure di “Doctor Who” c’è sempre stato ampio spazio per l’umorismo ma in questo caso i cambiamenti l’avevano resa quasi una parodia della serie.

È un peccato perché si vede che Sylvester McCoy è un bravo attore comico, anche nella fisicità che mette nella sua interpretazione. In generale il cast di “Time And The Rani” è buono ma lavorare su basi mediocri e personaggi con scarsa profondità non aiuta certo le interpretazioni. La conseguenza è una storia che dopo un inizio col botto diventa rapidamente poco interessante. Quando i dettagli del piano della Rani sono stati rivelati nelle ultime due parti, mi hanno lasciato freddo perché a quel punto non me ne importava più.

Paradossalmente per un’avventura della serie classica di “Doctor Who”, gli effetti speciali costituirono l’elemento positivo, grazie ai progressi dell’uso dei computer per la loro creazione. Anche la nuova sigla venne creata usando elaborazioni informatiche che includevano quella del volto di Sylvester McCoy.

Una delle mancanze di “Time And The Rani” riguarda la spiegazione della rigenerazione del Dottore. Negli anni successivi, alcuni romanzi descrissero possibili motivi e l’ultimo è arrivato alla fine del cofanetto audio “The Sixth Doctor: The Last Adventure” pubblicato dalla Big Finish nel 2015.

Non è un caso che “Time And The Rani” venga sempre considerata una delle avventure peggiori di “Doctor Who”. D’altra parte il DVD è un buon prodotto con extra interessanti che aiutano a capire quel periodo turbolento della produzione della serie classica. Lo consiglio a chi vuole avere la collezione completa di DVD e a chi è interessato a conoscere meglio gli ultimi anni caotici della serie classica.

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