Forse la Birgeria americana era un superpredatore dell’inizio del Triassico

Fossile di Birgeria americana (Immagine cortesia UZH)
Fossile di Birgeria americana (Immagine cortesia UZH)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Paleontology” descrive la scoperta di quello che potrebbe essere stato un superpredatore all’inizio del periodo Triassico, tra 252 e 247 milioni di anni fa. Chiamato Birgeria americana, questo pesce era lungo probabilmente meno di 2 metri ma dopo la grande estinzione della fine del Permiano forse era all’apice della catena alimentare nel suo ecosistema.

L’estinzione di massa che ebbe luogo circa 252 milioni di anni fa fu la peggiore nella storia della vita sulla Terra, con la sparizione di circa il 90% delle specie marine. Fino a qualche anno fa i paleontologi pensavanoo che i primi superpredatori, quelli in cima alla catena alimentare, fossero apparsi solo nel Medio Triassico, tra 247 e 235 milioni di anni fa, ma già nel marzo del 2014 i risultati di una ricerca suggerivano che grandi predatori fossero apparsi negli oceani poco dopo la grande estinzione.

Una nuova conferma di questa teoria arriva dalla scoperta di un teschio parziale di un pesce risalente all’inizio del periodo Triassico. Le birgerie, cioè i pesci appartenenti al genere Birgeria, sono già conosciute da tempo in varie specie. Tuttavia, secondo un team di ricercatori svizzeri e americani guidati dall’Istituto e Museo Paleontologico dell’Università di Zurigo, in Svizzera, i nuovi fossili appartengono a una specie diversa da quelle conosciute che visse nell’odierno Nevada.

Il teschio attribuito a una specie chiamata Birgeria americana ha una lunghezza di 26 centimetri e ha caratteristiche che ne rivelano la natura di predatore. Era dotato di tre file parallele di denti affilati lunghi fino a 2 centimetri lungo i margini delle mascelle e di altri denti più piccoli all’interno della bocca. Secondo i ricercatori, cacciava in maniera simile al grande squalo bianco, inseguendo la preda, mordendola e alla fine ingoiandola intera.

Un animale del genere poteva essere un superpredatore nel suo ecosistema. Si tratta di un’ulteriore conferma che poco dopo l’estinzione di massa della fine del Permiano emersero nuovi superpredatori. Le birgerie in generale erano pesci ossei e la Birgeria americana viveva in un’area che all’epoca era vicina all’equatore, un’indicazione sul fatto che la temperatura del mare non superava i 36° Celsius. Ciò perché le uova dei pesci ossei odierni non si sviluppano normalmente a temperature costantemente superiori ai 36° Celsius.

Questa scoperta conferma ulteriormente che la catena alimentare si riformò più rapidamente del previsto dopo l’estinzione alla fine del Permiano. In precedenza i paleontologi pensavano che nelle regioni che allora erano all’equatore potesse fare troppo caldo per i vertebrati. Invece, non solo ce n’erano ma già all’inizio del Triassico forse in quell’area c’era un superpredatore.

Ricostruzione di Birgeria americana (Immagine cortesia Nadine Bösch)
Ricostruzione di Birgeria americana (Immagine cortesia Nadine Bösch)

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