Gli strani suicidi di Bartlesville di Fredric Brown

Volume de I Massimi della Fantascienza contenente Assurdo universo, Progetto Giove, Il vagabondo dello spazio e Gli strani suicidi di Bartlesville
Volume de I Massimi della Fantascienza contenente Assurdo universo, Progetto Giove, Il vagabondo dello spazio e Gli strani suicidi di Bartlesville

Il romanzo “Gli strani suicidi di Bartlesville” (“The Mind Thing”) di Fredric Brown è stato pubblicato per la prima volta nel 1961. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 296 di “Urania”, all’interno del n. 4 di “Millemondi”, nel n. 25 dei “Classici Urania”, all’interno del n. 19 de “I Massimi della Fantascienza”, all’interno del n. 35 di “Millemondi” e all’interno del n. 78 di “Millemondi” nella traduzione di Mario Galli. Quest’ultima edizione è disponibile anche in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK e in formato ePub su IBS.

La Mente è stata esiliata dal suo mondo e inviata sulla Terra. Ha un corpo fisico con una natura parassitica e cerca di capire quale creatura terrestre sia più adatta a fargli da ospite. Quando vuole cambiare ospite deve uccidere il precedente ma costringere un essere umano al suicidio attira attenzioni non volute.

Il professor Staunton lavora alla progettazione di satelliti e si reca a Bartlesville solo per passare qualche giorno di riposo in campagna. Durante il tragitto però un cane corre proprio di fronte alla sua automobile e per lui è impossibile frenare prima di travolgerlo. Staunton è perplesso dal comportamento del cane e ciò lo aiuta a pensare a una connessione con un suicidio e altre strane morti ma quale potrebbe essere la causa?

Generalmente nelle storie in cui un alieno ostile arriva sulla Terra c’è almeno inizialmente un mistero attorno ad esso e la trama viene sviluppata attorno ai tentativi dei personaggi di scoprirne la natura. Fredric Brown era già famoso anche per la sua capacità di ribaltare i punti di vista come nel suo racconto più celebre, “Sentinella” (“Sentry”) del 1954, e anche in “Gli strani suicidi di Bartlesville” applica un concetto simile.

Il romanzo comincia dal punto di vista della Mente, un alieno in esilio che è in grado di prendere possesso del corpo degli organismi terrestri. Per la Mente sono i terrestri ad essere alieni, tanto che inizialmente comprende poco di essi ed è costretto a impiegare parecchio tempo per capire il livello di intelligenza delle varie specie e i loro comportamenti.

Per la Mente non si tratta solo di migliorare la sua situazione sulla Terra ma anche di trovare un modo di tornare sul suo pianeta perché per la sua specie riuscire a tornare dall’esilio significa diventare eroi. Quest’obiettivo diventa ancor più importante quando si rende conto del livello di intelligenza degli esseri umani, che sarebbero eccellenti ospiti per i suoi simili. L’esistenza degli umani è sconosciuta alla sua specie e farla conoscere gli porterebbe ulteriore gloria.

Attraverso le azioni della Mente, Fredric Brown mostra le sue capacità di controllo di altri organismi ma anche i suoi limiti. Mostra anche come essa non abbia remore nel costringere i suoi ospiti a uccidersi perché anche le sue idee riguardanti etica e morale sono completamente aliene rispetto a quelle umane.

Il romanzo viene sviluppato alternando il punto di vista della Mente con quello di esseri umani. Poco dopo la parte iniziale entra in scena il professor Staunton, che aveva l’intenzione di trascorrere qualche giorno di riposo in campagna invece si trova coinvolto negli eventi in atto nell’area di Bartlesville.

La parte centrale de “Gli strani suicidi di Bartlesville” è la più debole perché sostanzialmente rivisita gli eventi precedenti. La Mente riflette su ciò che è successo per capire meglio i comportamenti dei terrestri e in particolare degli umani e migliorare la propria strategia. Staunton trova l’aiuto della signorina Talley, un’insegnante locale appassionata di fantascienza, e questa strana coppia riflette sugli eventi per cercare di capire cosa ci sia dietro.

Il romanzo è breve per gli standard odierni perciò si può leggerne la parte centrale in pochissimo tempo limitando il problema della lentezza e della ripetizione degli eventi già visti. Il ritmo accelera fortemente nella parte finale anche se il piano di Staunton sembra fin troppo del tipo “o la va o la spacca”. D’altra parte, ciò permette di avere un colpo di scena finale, un elemento tipico delle storie di Fredric Brown.

Per alcuni versi “Gli strani suicidi di Bartlesville” è datato ma secondo me non tanto da rovinare la lettura. Ad esempio, il professor Staunton conosce la signorina Talley perché ha bisogno di una persona a cui dettare le sue riflessioni sul caso che poi li batta a macchina, meccanica, s’intende. Oggi ciò può far sorridere ma nulla più.

“Gli strani suicidi di Bartlesville” non è perfetto ma secondo me Fredric Brown riesce a creare una storia intrigante che mostra un’intelligenza realmente aliena, una scelta che all’epoca in cui venne scritto era ancora più rara di oggi. Per questo motivo e per lo sviluppo complessivamente buono della trama credo che valga ancora la pena di leggerlo.

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