I fossili di artropodi vissuti 500 milioni di anni fa mostrano tracce di cura della prole

Fossile di Waptia fieldensis
Fossile di Waptia fieldensis

Un articolo pubblicato sulla rivista “Current Biology” descrive una ricerca riguardante la Waptia fieldensis (foto ©Verisimilus), un artropode vissuto circa 508 milioni di anni fa, durante il periodo Cambriano. L’analisi di fossili di quest’antichissima creatura mostra la presenza di uova con embrioni preservati al loro interno. Queste uova erano protette dal corpo della madre mostrando le più antiche tracce di cura della prole trovate finora.

La Waptia fieldensis è l’unica specie finora scoperta del genere Waptia. È stata scoperta già nel 1909 da Charles D. Walcott nella celebre Argillite di Burgess. La sua forma ricorda i gamberi, tanto che nel corso degli studi passati venne considerata come una forma primitiva di gambero, ma quell’idea venne rapidamente abbandonata. Oggi viene considerata un artropode la cui tassonomia è incerta anche se potrebbe essere imparentata con i crostacei.

Jean-Bernard Caron dell’Università di Toronto, in Canada, e Jean Vannier del Centro nazionale della ricerca scientifica a Lione, in Francia, gli autori di questo studio, hanno scoperto che cinque esemplari di Waptia fieldensis nascondevano le loro uova sotto il carapace. Questi artropodi erano dotati di un carapace bivalve, il che significa che era diviso in due parti. Sotto la parte anteriore i ricercatori hanno trovato grappoli di uova.

Questi grappoli sono raggruppati in un unico strato su ciascun lato del corpo dell’esemplare. In alcuni casi, le uova sono equidistanti tra di loro mentre in altri alcune sono vicine tra di loro. È possibile che ciò sia dovuto alle differenze nell’angolo di sepoltura e ai movimenti durante la sepoltura di questi esemplari. Il numero massimo di uova preservate per esemplare probabilmente era di 24.

Le uova della Waptia fieldensis in alcuni casi superavano i 2 millimetri di lunghezza. Sembra poco ma in realtà sono relativamente grandi per una creatura che raggiungeva lunghezze di circa 8 centimetri. I ricercatori hanno fatto un paragone con un’altra specie di artropodi del Cambriano, la Kunmingella douvillei, che poteva avere un numero elevato di uova ma molto più piccole.

I fossili di Kunmingella douvillei sono più antichi di alcuni milioni di anni rispetto a quelli di Waptia fieldensis e mostrano un qualche tipo di protezione delle uova, attaccate alle sue appendici. Una differenza fondamentale è che nelle uova fossili di Kunmingella douvillei non sono stati trovati embrioni. Ciò suggerisce che la Waptia fieldensis avesse già una strategia per migliorare le possibilità di sopravvivenza della prole proteggendo le uova con il proprio carapace.

In passato, altre ricerche avevano mostrato segni di cura delle uova in ostracodi, una classe di crostacei, vissuti nell’Ordoviciano superiore, circa 450 milioni di anni fa. Lo studio della Waptia fieldensis mostra che un qualche tipo di cura della prole è ancora più antico. Le conclusioni sono che si tratta di strategie che si sono evolute per la prima volta molto presto nella storia delle forme di vita complesse e che ciò è avvenuto più volte.

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