È un successo il primo test della navicella spaziale Orion della NASA

La navicella spaziale Orion al decollo su un razzo vettore Delta IV Heavy (Foto NASA / Bill Ingalls)
La navicella spaziale Orion al decollo su un razzo vettore Delta IV Heavy (Foto NASA / Bill Ingalls)

La navicella spaziale Orion è stata lanciata nella sua missione Exploration Flight Test-1 (EFT-1), il primo test di volo, su un razzo Delta IV Heavy da Cape Canaveral. Ha compiuto una serie di manovre in orbita, passando anche attraverso le fasce di van Allen. Dopo circa quattro ore, il Modulo dell’Equipaggio si è separato dal resto della navicella per ammarare poco dopo nell’oceano Pacifico completando il test. Navi della marina militare americana collaborano con la NASA per il recupero della Orion.

La navicella spaziale Orion, formalmente Orion Multi-Purpose Crew Vehicle (MPCV), dovrebbe essere quella che porterà i primi astronauti su Marte. È anche la prima costruita per portare astronauti oltre l’orbita terrestre dopo oltre 40 anni. Assomiglia alle vecchie navicelle Apollo ma è stata progettata con tecnologie molto più nuove.

Sulla navicella spaziale Orion c’è anche un chip che contiene i nomi di tutte le persone che per un periodo di alcune settimane hanno inviato i loro dati. La NASA invierà il chip anche nelle prossime missioni della Orion coinvolgendo il pubblico in questo nuovo programma spaziale.

La NASA sta sviluppando anche lo Space Launch System (SLS), un nuovo razzo vettore con potenza sufficiente a lanciare le oltre 20 tonnellate di massa della navicella spaziale Orion oltre l’orbita terrestre. Forse sarà pronto per i test entro il 2017 perciò per la missione EFT-1 è stato necessario usare un razzo Delta IV Heavy, che in questo momento è il più potente disponibile.

Per la missione EFT-1, la navicella spaziale Orion non è neppure completa. Solo il Modulo dell’Equipaggio è pienamente operativo mentre manca il Modulo di Servizio, sostituito da un simulatore di massa. Il sistema di annullamento del lancio è stato usato solo per dimostrare la separazione della torre di fuga che serve a portare in salvo l’equipaggio in caso di emergenza subito dopo il lancio.

Lo scopo della missione EFT-1 è soprattutto quello di testare i sistemi interni della navicella Orion ma anche gli scudi termici e gli enormi paracadute usati nel rientro nell’oceano Pacifico. Tutti i dati raccolti nel corso del volo e l’esame dello stato della Orion dopo l’ammaraggio verranno attentamente analizzati per decidere il prossimo passo nello sviluppo del nuovo programma spaziale americano.

Per effettuare questi test, nel corso delle due orbite compiute attorno alla Terra la Orion ha toccato circa 5.800 km di altitudine per poi ridiscendere a oltre 32.000 km/h. Durante il rientro, l’esterno della Orion ha toccato temperature stimate in circa 2.200° Celsius. Tutti i dati sono stati registrati per essere analizzati da appositi strumenti sulla navicella ma anche da droni, aeroplani ed elicotteri che hanno seguito una parte della traiettoria della missione.

Se i risultati della Critical Design Review del prossimo anno saranno soddisfacenti, sarà possibile procedere alla costruzione di una versione completa della Orion. La Exploration Mission 1, cioè la prima vera missione della Orion lanciata dall’SLS, potrebbe avvenire nel 2018 su una traiettoria circumlunare.

Si tratta di un progetto a lungo termine, secondo i critici anche troppo. Ci sono molte ambizioni ma anche molti problemi e i costi sono già enormi. L’amministratore della NASA Charles Bolden ha definito quella della Orion la sfida di una generazione. Speriamo davvero che tutti questi sforzi ci portino su Marte!



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