Il lander Philae è atterrato con successo sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Il lander Philae visto dalla sonda spaziale Rosetta durante la manovra di atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)
Il lander Philae visto dalla sonda spaziale Rosetta durante la manovra di atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

L’ESA ha appena confermato che il lander Philae è atterrato con successo sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. È la prima volta che una sonda spaziale arrivata dalla Terra riesce ad atterrare sulla superficie di una cometa. Questo successo rappresenta il coronamento di molti anni di sforzi ma è solo l’inizio di una nuova fase della missione Rosetta.

Il lander Philae è atterrato nell’area che fino a pochi giorni fa era indicata semplicemente con la lettera J perché è stata scelta tra i candidati indicati con varie lettere. L’ESA ha chiesto al pubblico di proporre un vero nome all’area e una giuria composta da membri del team di Philae ha selezionato Agilkia. È il nome di un’isola sul fiume Nilo dove vari edifici antichi sono stati spostati dall’isola di Philae quando quest’ultima è stata sommersa durante la costruzione della diga di Assuan.

L’atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko rappresenta il culmine di un giorno di manovre e decisioni. Nel corso della notte ci sono state quattro fasi del tipo Go / No Go, cioè quattro momenti in cui al centro controllo missione hanno valutato se ci fossero le condizioni per continuare le operazioni o se fosse il caso di interromperle per ritentare successivamente.

È stato deciso di procedere con la missione ma non tutto è andato al meglio. Il piccolo propulsore che doveva servire durante l’atterraggio per evitare che Philae rimbalzasse sul terreno a causa della gravità ridotta della cometa non funziona. Si tratta di un sistema elementare ad azoto posto sulla cima del lander ma i test di funzionamento della scorsa notte hanno dato esito negativo.

La conseguenza è che Philae ha dovuto fare affidamento solamente sugli arpioni per ancorarsi al suolo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. È stato deciso di procedere nonostante questo problema perché non c’era alcun modo di riparare a distanza il propulsore. Rimandare l’atterraggio sarebbe stato inutile perciò non è rimasto che sperare che l’operazione andasse bene lo stesso.

Erano appena passate le 10 quando è arrivata la conferma della separazione del lander Philae dalla sonda spaziale Rosetta. Questo momento ha segnato l’inizio di 7 ore di terrore, cioè le sette ore necessarie a Philae per atterrare dato che l’operazione è avvenuta ad una velocità estremamente ridotta per cercare di ridurre i rischi. Durante quelle ore, gli strumenti di Philae hanno cominciato a inviare dati all’ESA. L’espressione è un omaggio ai 7 minuti di terrore che ci furono durante la manovra di atterraggio su Marte del Mars Rover Curiosity.

La missione Rosetta / Philae è stata ambiziosa fin dall’inizio e i risultati già raggiunto sono davvero straordinari. Ora comincia una nuova fase di ricerca scientifica ad un livello mai raggiunto prima. È previsto che Rosetta continui le sue analisi dall’orbita della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko per almeno un altro anno ma ora sarà affiancata da Philae con le sue analisi dalla superficie.



9 Comments


  1. Come per Huygens su Titano 10 anni fa non tutto è andato liscio, ma la buona ingegneria ha prevalso.
    L’immagine di Philae vista da Rosetta è bellissima.
    Inutile dire che la notizia quasi non è arrivata in prima pagina.
    Meglio parlare di Balotelli.

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    1. Vediamo cosa diranno dall’ESA riguardo al problema dell’ancoraggio. Alla fine il propulsore a gas non ha funzionato e gli arpioni neppure ma Philae è riuscito ad atterrare lo stesso!

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      1. Si hai ragione. Il fatto e’ che con sonda non ancorata non potranno trivellare o perlomeno sara’ un rischio. son giorni intensi per i tecnici ESA, comunque i dati raccolti impegneranno scienziati planetari per anni, come accadde con Huygens su Titano.

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        1. Si, infatti hanno detto che procederanno progressivamente con le operazioni cominciando dalla meno rischiosa. Cercheranno di capire esattamente la situazione di Philae e solo alla fine tenteranno la trivellazione perché comunque Philae è lì anche per quello. Il programma esatto dei lavori è comunque ancora da decidere.

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          1. in realta’ hanno poche ore. Le batterie hanno ancora 24 ore di vita, quindi la decisione di usare la trivella non puo’ essere rinviata. Credo che al di la’ della scienza conti molto la scelta ‘politica’: arrivare fino alla cometa e’ costato oltre un milairdo di euro e un fallimento (in realta’ minimo rispetto agli achievement gia’ raggiunti) sarebbe un danno d’immagine


          2. Molto dipende dalle valutazioni fatte dall’ESA sui rischi di possibili manovre per muovere Philae. Certo, potrebbero decidere di lasciarlo ibernare sperando che più avanti arrivi più luce e si risvegli.

            Qualunque cosa succeda, l’atterraggio di Philae rimane un successo visto che è la prima volta che avviene. I dati raccolti permetteranno di imparare molto e Rosetta continuerà la sua missione a prescindere da ciò che succederà a Philae.

            Intanto però vediamo cosa diranno al nuovo briefing che si terrà all’ESA questo pomeriggio alle 14.




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