Un Nobel per la pace virtuale per Liu Xiaobo

Liu Xiaobo
Liu Xiaobo

Ieri c’è stata la consegna virtuale del premio Nobel per la pace 2010 a Liu Xiaobo, virtuale perché l’attivista cinese è in prigione.

Nato il 28 dicembre 1955, Liu Xiaobo è attivo nelle campagne per i diritti civili in Cina ed è stato più volte condannato per le sue critiche al partito comunista, considerate propaganda controrivoluzionaria. Tra le “colpe” di Liu Xiaobo ci sono l’aver chiesto libere elezioni e libertà individuali.

Già nel 1989 Liu Xiaobo aveva partecipato alle manifestazioni in piazza Tiananmen, dove aveva contribuito ad evitare lo scontro diretto dopo che il governo aveva mandato l’esercito a schiacciare con qualsiasi mezzo la protesta degli studenti.

Liu Xiaobo ha continuato a portare avanti le sue idee di libertà senza paura e nel 2004 è stato premiato dall’organizzazione “Reporter Senza Frontiere” con il premio “Fondation de France” per la sua difesa della libertà di stampa.

Nel 2008 Liu Xiaobo è stato promotore del manifesto “Charta 08“, ispirandosi ai dissidenti cecoslovacchi degli anni ’70 in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Come risposta il regime lo ha condannato a undici anni di carcere per incitamento alla sovversione.

La detenzione di Liu Xiaobo ha portato a varie proteste internazionali e alla nomination per il premio Nobel per la pace 2010, la cui assegnazione all’attivista cinese è stata annunciata l’8 ottobre scorso.

Immediata è scattata la censura da parte del regime cinese, che ha risposto con toni piuttosto isterici e ha posto la moglie di Liu Xia, la moglie di Liu Xiaobo, agli arresti domiciliari senza accusarla di alcun reato.

Mentre in Cina una massiccia presenza della polizia scoraggiava qualsiasi manifestazione non autorizzata si è quindi arrivati alla consegna virtuale del Nobel: l’unico precedente in questo senso risale al 1936, quando il pacifista tedesco Carl von Ossietzky non potè ritirare il premio perché rinchiuso in un carcere dal regime nazista.

L’attrice Liv Ullmann ha letto a nome di Liu Xiaobo il messaggio pronunciato dall’attivista cinese l’anno scorso nel tribunale che lo condannò per essere stato il promotore di “Charta 08”.

Sedici paesi non hanno mandato un loro rappresentante alla cerimonia per le pressioni del regime cinese. La loro assenza dice molto sui rapporti economici che ha la Cina con molte nazioni e sull’influenza che le danno.

Moltissime nazioni acquistano enormi quantità merci prodotte da manodopera a basso costo in Cina e negli ultimi anni la Cina ha cominciato ad investire all’estero i guadagni derivati da questo commercio, aumentando ulteriormente la propria influenza.

La condanna delle ingiustizie che avvengono in Cina è spesso meno forte rispetto a quella verso altre nazioni perché ci conviene mantenere i rapporti economici con la Cina tuttavia dobbiamo essere consapevoli del fatto che in questi rapporti c’è anche un costo nascosto che potremmo pagare pesantemente in futuro se diventeremo troppo dipendenti da un regime illiberale.

Speriamo che la sedia vuota sulla quale ieri spiccava l’assenza di Liu Xiaobo serva da sveglia per il mondo che si definisce libero!

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