Vincent Van Gogh a Roma

Autoritratto di Vincent Van Gogh
Autoritratto di Vincent Van Gogh del 1887

A partire dall’8 ottobre fino al 6 febbraio 2011 Roma offrirà una straordinaria esposizione nel complesso del Vittoriano: decine di dipinti di Vincent Van Gogh ma anche vari dipinti di Gauguin, Cezanne, Pissarro e Millet. Il titolo è “Vincent Van Gogh: campagna senza tempo e città moderna” a indicare i temi prediletti del pittore.

Vincent Van Gogh è un perfetto esempio di genio incompreso dato che solo verso la fine della sua vita le sue opere avevano cominciato ad ottenere una qualche attenzione nel mondo dell’arte mentre oggi è considerato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Van Gogh è diventato famoso anche per la sua vita tormentata segnata da problemi nervosi con amori sfortunati e crisi religiose tra alti e bassi che finirono per portarlo al suicidio. Egli visse per lo più in povertà, tuttavia in molte occasioni cercò di aiutare chi era in condizioni uguali o peggiori delle sue: negli anni in cui si spostò in giro per il Belgio infatti prestò regolarmente assistenza a poveri e ammalati.

Van Gogh scoprì l’arte perché i suoi risultati scolastici erano mediocri perciò uno zio mercante di antiquariato gli trovò un lavoro presso una casa d’arte: si trovò quindi a frequentare musei e collezioni e fece i suoi primi disegni ma fu solo alcuni anni dopo che cominciò veramente a dipingere dopo aver tentato senza successo vari lavori.

Autoritratto di Vincent Van Gogh con l'orecchio bendato
Autoritratto di Vincent Van Gogh con l'orecchio bendato del 1889

Nel corso della sua vita adulta Van Gogh girovagò per mezza Europa, in parte per perfezionare le sue capacità artistiche ma forse anche alla ricerca della pace interiore. Anche gli occasionali rapporti con altri pittori non erano facili, in particolare quello con Paul Gauguin, culminato nella lite furibonda che portò al taglio dell’orecchio di Van Gogh in circostanze mai ben chiarite: secondo alcune ricostruzioni fu lo stesso Vincent a tagliarsi l’orecchio mentre era in preda ad allucinazioni, secondo altre fu invece Gauguin a ferirlo.

Una delle poche costanti nella vita di Van Gogh fu il rapporto con il fratello Théo, anche lui afflitto dagli stessi problemi nervosi tanto che poco tempo dopo la tragica morte di Vincent venne ricoverato in una clinica per malattie mentali e, dopo un apparente miglioramento, morì a sei mesi di distanza dal fratello.

Oggi dunque Van Gogh è conosciuto da tutti e quando un suo quadro viene venduto all’asta le offerte raggiungono cifre incredibili perciò l’esposizione di Roma è davvero un evento in quanto presenterà molti quadri in prestito da alcuni dei principali musei del mondo, un’occasione unica per chi abbia la possibilità di andarla a vedere.

Anche la serie televisiva “Doctor Who” ha reso omaggio a Vincent Van Gogh in un episodio di quest’anno in cui un critico d’arte del museo d’Orsay di Parigi dice di lui:

Per me Van Gogh è il miglior pittore tra tutti. Certamente il più popolare tra i grandi pittori di tutti i tempi. Il più amato. Il suo controllo del colore, il più magnifico. Ha trasformato il dolore della sua tormentata vita in bellezza estatica. Il dolore è facile da ritrarre ma usare la propria passione e dolore per ritrarre estasi e gioia e la magnificenza del nostro mondo… nessuno l’aveva mai fatto prima. Forse nessuno lo farà mai più. Nella mia mente quello strano, selvaggio uomo che vagabondava per i campi della Provenza era non solo il più grande artista del mondo ma anche una delle più grandi persone mai vissute.

5 Comments


  1. C’e troppa disinformazione su Van Gogh.E’ recente la figuraccia degli organi di stampa nazionali ed esteri,che hanno lanciato la notizia di un quadro rubato in un museo del Cairo,con la foto di uno che si trova nel museo di Hartford in Connecticut,che tra l’altro è oramai considerato una errata se non falsa attribuzione.Ora è in arrivo una ben più grave notizia,legata alla PROSSIMA MOSTRA SU VAN GOGH AL VITTORIANO DI ROMA.
    Perché il quadro:”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia è un falso,realizzato dai fratelli Schuffenecker.
    E’oramai risaputo che nel catalogo completo dell’opera di Van Gogh(circa 900 opere a olio),quasi 90(pari al 10%),potrebbero essere falsi o errate attribuzioni.Di queste,circa 30(pari a un terzo),sono riconducibili ai due fratelli Claude-Emile e Amedèe Schuffenecker,pittore il primo e mercante prima di vini poi di quadri il secondo.Uno di questi è sicuramente :”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia per questa mostra.
    Questo dipinto non è mai stato nella collezione di Emile Bernard,come ci segnala il De La Faille.E neppure della famiglia Van Gogh.La sua origine va ricercata nella collezione dei fratelli falsari Schuffenecker,(appare a destra sulla parete nella foto della stanza 29 della mostra a Mannheim nel 1907,alla quale prestarono ben 14 quadri).Essi devono averlo costruito partendo da altri ritratti della signora Roulin,facenti parte della loro collezione.E’risaputo che almeno 2 versioni della Berceuse(quella ora a Boston potrebbe essere un falso)passarono dalle loro mani e probabilmente anche il ritratto con finestra e vasi sullo sfondo,già di proprietà di Theodore Duret(altro collezionista e possessore di parecchi Van Gogh fasulli)e ora nel museo Oskar Reinhardt di Winthertur.La brutalità di questo dipinto,assimilabile per tecnica all’altro con neonata in primo piano e la madre tagliata dalla cornice(guarda caso anch’esso proveniente dai due fratelli falsari,come dimostra una foto della mostra del novembre 1909 da Druet e il relativo catalogo al n.33),non fanno parte della cultura figurativa di Vincent,che prediligeva il primo piano possibilmente a mezzo busto,per tirare fuori tutta la potenzialità psicologica e umana dei personaggi.E’una pittura che ha il taglio e i colori di Francis Bacon con 50 anni di anticipo,ma che non ha nulla a che vedere con Van Gogh.

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  2. Noi italiani siamo sciovinisti contro noi stessi.
    Mi chiedo se è giusto che io,discreto studioso d’arte e specialista di Van Gogh da oltre 20 anni e con all’attivo sei libri e parecchi saggi e articoli accreditati nel database della biblioteca del museo Van Gogh e delle principali biblioteche d’arte italiane,non sono neppure stato invitato ai 3 dibattiti e alle 4 proiezioni di film,già programmati a margine della mostra,che aprirà i battenti al Vittoriano di Roma l’8 ottobre prossimo.Può essere che la mia voce sia stonata,fuori dal coro,ma non se ne può più di un taglio ageografico e celebrativo,che viene dato a queste mostre e che hanno ingessato Van Gogh nel suo mito,forse contro quello che sarebbe stato il suo volere.Negli ultimi anni,grazie all’avvento dei blogs ho potuto finalmente dare fiato alle mie scoperte su Vincent.anche a quelle che avevano dato fastidio all’establishement,stemperando così l’ostracismo nei miei confronti.Continuerò su questa strada,confortato periodicamente dal ringraziamento di parecchi appassionati del pittore olandese.Grazie a tutti voi che mi leggete e spero mi sosterrete anche in futuro.

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  3. Antonio, la mia conoscenza dell’argomento è decisamente troppo limitata per commentare in maniera competente le tue affermazioni, spero che in ogni caso la verità venga fuori.

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